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Esercizio fisico - Attività fisica ed alimentazione

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Molti studi scientifici affermano che la somma di atività fisica ed alimentazione corretta è un toccasana per la salute.

di
Francesco Furlan

I
Paesi più attenti alla salute dei loro cittadini si sono dotati da
tempo di «Linee Guida» per una sana alimentazione. Il prototipo di
riferimento più autorevole, per chi lavora nel settore della
prevenzione dietetica, è rappresentato dalle RDA (Recommended Dietary
Allowances) americane. Esse hanno pubblicato alcuni sintetici capoversi
(dietary guidelines) destinati ad orientare i mass media e la
popolazione nelle scelte fondamentali.

Da
molti anni sono state diffuse anche nel nostro Paese le «Linee Guida
per una sana alimentazione italiana», a cura dell’Istituto Nazionale
della Nutrizione (oggi ridenominato INRAN: Istituto Nazionale di Ricerca
per gli Alimenti e la Nutrizione). Si tratta di sette regole di buon
comportamento già ampiamente commentate da «Salute» in occasione
dell’ultima revisione (1997) ma che sarebbe forse opportuno riproporre
sistematicamente nelle scuole, nelle mense aziendali o tra i giovani di
leva. E’ bene ricordare i titoli: <u>controlla il peso e mantieniti
attivo</u>; quanti grassi, quali grassi; più cereali, legumi ortaggi e
frutta; zuccheri e dolci: come e quanti. Il sale meglio non eccedere;
bevande alcoliche: se sì, con moderazione.

L’Unione
Europea sostiene il progetto scientifico «Eurodiet», coordinato
dall’Università di Creta. Si tratta di sintetizzare le acquisizioni
scientifiche attendibili per farne uno strumento pratico di
comunicazione e quindi un trampolino per ulteriori miglioramenti della
salute pubblica. Nella bozza «prefinale» del documento, edita a fine
settembre 2000, si precisa una volta di più che <u>esistono ormai prove
inconfutabili degli effetti del binomio attività fisica e corretta
alimentazione</u>. Sono la premessa per prevenire obesità, diabete,
dislipidemie (ovvero: livelli alterati di colesterolo, trigliceridi)
cardiovasculopatie su base aterosclerotica, ipertensione, osteoporosi e
fratture di femore, nonché alcuni tumori (circa il 30-40 per cento di
tutti i tumori). I

l
progetto Eurodiet, pur se destinato a stimolare un più concreto
intervento delle Autorità Sanitarie europee nel settore nutrizionale
(rilevamento uniforme dei dati, monitoraggio dello stato di nutrizione,
iniziative per l’informazione e l’educazione alimentare) fornisce
elementi validi per tutti e non soltanto per i soggetti «a rischio».

Ribadiamo
che il rapporto Eurodiet <u>accomuna i fattori di rischio insiti
nell’alimentazione- con il pericolo derivante dalla sedentarietà in
un insieme inscindibile</u> che è poi lo stile di vita.

L’Institute
of Public Health svedese stima che il costo medicosociale delle errate
abitudini alimentari associate alla sedentarietà superi quello già
rilevantissimo del fumo di tabacco.

Non
è più il caso di affrontare questi temi quando i danni sono già
conclamati ed in parte irreversibili, né è logico concentrare le
attenzioni sui soggetti a rischio perché i vantaggi di una buona
alimentazione e di una sistematica attività riguardano tutta la
popolazione.



 
 
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