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Alimentazione Le intolleranze alimentari 2

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Come si scoprono le intolleranze alimentari?


2
parte

Come
scoprire le proprie intolleranze alimentari?

Metodi
per scoprire i cibi cui si è intolleranti: famosa è la dieta a
rotazione. In che consiste? Si tolgono tutti i cibi che il soggetto
mangia più spesso o che si ritiene siano causa d’intolleranza. Tra
quelli rimasti si organizza una dieta in cui ogni alimento viene
mangiato ad almeno tre giorni di distanza (72 ore). Il divieto riguarda
non solo i cibi incriminati ma anche tutti quelli appartenenti ala
stessa famiglia.

Ad
esempio se vengono tolti i pomodori si elimineranno anche peperoni,
melanzane, patate, peperoncino, che appartengono tutti alla famiglia
delle solanacee.

Si
hanno due possibilità, vediamole attraverso un esempio: il mal di
testa. Nel primo caso, fin dalle prime ore della dieta si ha un
aggravamento del sintomo e questo è un ottimo segno prognostico perché
indica che l’eliminazione d’alcuni cibi ha causato la tipica
sindrome da astinenza. Nel secondo caso, il paziente si sente molto
meglio e dopo circa quindici giorni che servono a disintossicare
l’organismo si può reintrodurre un cibo alla volta tra quelli
incriminati per vedere se causa sintomi. In questo modo, in un mese, si
ha un’idea chiara dei cibi non tollerati.

Esistono
metodiche meno laboriose per i pazienti: il test citotossico che
consiste in un esame del sangue ove i globuli bianchi vengono messi a
contatto su un vetrino con i trenta cibi principali. Al microscopio si
verifica se c’è una reazione dei linfociti.

Il
metodo dipende dalla valutazione dell’operatore ed è piuttosto
costoso. Inoltre va ripetuto ogni due mesi per controllare a quali cibi
è rimasta quest’intolleranza.

Più
semplice è l’uso dei test muscolari. In questo caso il medico pone un
cibo nella bocca del paziente e controlla se c’è una variazione di
forza su un muscolo precedentemente selezionato come adatto al test.
Anche questo metodo può essere soggetto ad errore, ma un medico esperto
individua con facilità le famiglie dei cibi incriminati e può
ricontrollare in breve tempo i test ogni due mesi alla fine della sua
visita con un aggravio di spesa minimo.

Esistono
poi i test bioelettronici che misurano le intolleranze attraverso
elettrodi posti su mani e piedi dei pazienti. E naturalmente ci sono i
test cutanei, che hanno però molti falsi positivi o negativi.

E’
utile ricordare che le intolleranze alimentari diminuiscono man mano che
migliora la funzionalità digestiva.

E’
molto importante che il medico agisca togliendo gli eventuali gonfiori
intestinali, i problemi di digestione lenta e i dolori addominali con
opportuni prodotti omeopatici, erbe, fermenti ed enzimi.

Dopo
alcuni mesi di cure si scoprirà che saranno rimasti soltanto pochi cibi
cui la persona è sensibile.

In
questo caso è bene non reintrodurre questi cibi per un lungo periodo.
Se ai successivi controlli l’intolleranza permane, cercate di
mangiarli non più di una volta ogni sette/dieci giorni, per non
sensibilizzare il sistema immunitario.

I
cibi più frequentemente incriminati sono i latticini e poi, in ordine
decrescente, lo zucchero, il grano, le solanacee, le uova, i lieviti, la
carne rossa, il caffè.

Le
malattie che ottengono i maggiori risultati da questa terapia sono le
cefalee, la colite, la gastrite, le affezioni cutanee, le malattie
genitali femminili e i disordini endocrini (sterilità, disturbi
mestruali).

 
 
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