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Ayurveda - Incontro con un medico indiano

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Le basi della Scienza Vedica indiana e
dell'Ayurveda.  

di
Amadio Bianchi


 


In molti anni di esperienza e di contatti con la
cultura indiana, ho avuto il piacere di incontrare tante personalità,
una di questa in particolare mi aveva colpito per la sua straordinaria
umanità ed esperienza in campo medico


A Milano, dove era venuto a farmi visita, gli avevo
chiesto gentilmente di definire in sintesi i principi della medicina
indiana.


“E’ importante sottolineare come la parola stessa
Ayurveda - disse - contenga in sé un profondo significato da cui si
possono dedurre molte cose”.


Il termine Ayurveda è formato infatti da due parole:
Ayus+Veda. Ayus in Sanscrito significa Vita e la parola Veda conoscenza.



Tenendo ben presente questo concetto, possiamo
renderci conto che esiste un atteggiamento diametralmente opposto fra il
modo di concepire la parola Vita nella moderna scienza medica e quello
dell’antica scienza Ayurvedica.


La scienza
medica moderna afferma che fino a quando il cuore di una persona
batte, essa è considerata viva, anche se soffre di una grave malattia e
dev’essere mantenuta in vita con tutti i mezzi compresi quelli
meccanici che intervengono artificialmente a regolarne le funzioni
vitali.


La scienza
Ayurvedica, invece, asserisce che solo una persona fisicamente,
mentalmente e spiritualmente sana può essere veramente considerata
viva.


Questa scienza trae le sue origini dai Veda,
i più antichi libri a noi tramandati dalla millenaria tradizione
indiana. Nel testo indiano Sutrasthan di Charak Sahimta si dice che
‘Ayus’ (Vita) è la combinazione dei Panchamahabhuta e di Jiva.


I Panchamahabhuta sono i cinque elementi
“grossolani”: terra, acqua, fuoco, aria, spazio posti alla base
della manifestazione dall’antico sistema filosofico Samkhya, mentre il
Jiva è il principio cosciente individuale. 



Sia per Charak Sahimta che per Sushrat Sahimta, l’Ayurveda
non è semplicemente un sistema di medicine per curare malattie e
squilibri nel corpo, così come avviene nella medicina moderna
allopatica.


 L’Ayurveda
è soprattutto maestra di conoscenza di una filosofia di vita
onnicomprensiva, che tratta e descrive la scienza e la tecnologia del
fenomeno della creazione, della preservazione e della emancipazione del
processo di vita universale. Inoltre essa non si occupa della vita umana
soltanto a partire dal concepimento ma anche dalle origini di “Karma e
Samskara” delle vite precedenti. Con la parola sanscrita Karma si
indica la legge di causa ed effetto e Samskara sono i frammenti di
memoria presenti nell’individuo sia a livello conscio che inconscio.
Karma e Samskara che il corpo eredita e porta con sé dalle vite passate
alla vita attuale e che di nuovo porterà con sé nella prossima vita
dopo la morte.


Tutto il
patrimonio di conoscenza dei Veda è di importanza vitale nel mondo
d’oggi -
sostenne il mio ospite -  in
quanto esso è in grado di indicarci la strada che conduce al
superamento di tutte le sofferenze fisiche e mentali, che si allontanano
allorché noi dipaniamo la spirale viziosa di Karma-Samskara 
che ci confinano a uno stato di oscurità totale.


Tutto lo svolgersi del processo della vita davanti a
noi non è altro che l’incessante ciclo di nascita, Karma, Samskara,
Karma, morte e ancora rinascita. Questo processo continua all’infinito
fino a quando restiamo sotto la stretta delle impressioni profonde di
Karma e Samskara che sembrano soffocare la nostra mente e la nostra
anima.


Questo ciclo crudele - concluse - spinge l’anima
in un circolo vizioso e senza fine, fatto piaceri momentanei, dolori,
sofferenze e paura di morire. Per
questo motivo, nell’Ayurveda, lo scopo supremo della vita umana è
liberarsi da questa schiavitù, ed il processo di avvicinamento a questo
stato prevede il risveglio della consapevolezza di ciò (Atman) che
dentro di noi è eterno ed immutabile.

 
 
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