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Editoriali I parametri che definiscono la nostra libertà 2

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Seconda parte dell'articolo sui risultati dei
nostri errori di percezione nei confronti dell'ambiente.

L’uomo
occidentale attualmente comanda nel villaggio globale di cui facciamo
parte e non si accontenta di giocare coi cursori.


(Come
paragone possiamo prendere la barzelletta del gorilla, unico
sopravvissuto al disastro aereo. E’ interrogato come unico superstite
e per rispondere si esprime a gesti.. Che cosa faceva il pilota al
momento dell’incidente? Gesto inequivocabile che indica attività
sessuale con la hostess. E il secondo? Stesso gesto. E le altre hostess?
Stesso gesto. E i passeggeri? Stesso gesto! Al poliziotto costernato
viene un ultima domanda. E tu cosa facevi? E il gorilla mostra che
giocava col volante dell’aereo…. ). Ha inventato un nuovo sport:
introdurre nuove variabili per vedere l’effetto che fa.


Delle
variabili ci occuperemo in altri articoli, ma qualsiasi nostra attività
si traduce alla fine in due risultati: <u>produzione di scorie</u> e <u>produzione
di calore.</u> 


La
produzione di calore altera il ciclo dell’acqua. Il risultato alterna
gravi siccità (che impediscono le coltivazioni intensive) a stagioni di
piogge intense (che causano alluvioni, straripamenti ecc).


La
produzione di scorie inquina le nicchie biologiche che ci nutrono.
Siccome in questo momento abbiamo raggiunto la possibilità di nutrirci
tutti e non viviamo più nello sporco, la nostra vita media è
aumentata.


In
verità le malattie croniche stanno crescendo in maniera esponenziale,
col risultato di creare degli zombies viventi. Il numero dei ricoveri
ospedalieri sale a 60 anni e ha un’impennata dopo i 65. (G Medico 2
apr 2001).


La
spesa mondiale per farmaci è aumentata tra il 10 e il 20% nel solo
2000. Vivi, ma inquinati fino alla punta dei capelli.


Se
prima eravamo impegnati a sopravvivere all’ambiente ora passiamo metà
del nostro tempo a difenderci dalle malattie. ( il bilancio della sanità
delle nostre regioni ha superato il 50% delle risorse disponibili e
sfonda ogni anno tutte le previsioni).


Ciò
porterà ad un ulteriore passo se vogliamo sopravvivere: il nostro
concetto di libertà dovrà tenere conto delle risorse a disposizione.
Non possiamo fuggire da questa consapevolezza. Possiamo spostare i
cursori quanto ci pare, ma in un sistema chiuso non c’è modo di
cambiare le sue leggi. Prima o pi si raggiungerà un nuovo punto
d’equilibrio. Potrebbe essere a nostro favore, ma per il momento non
stiamo facendo niente per seguire la direzione favorevole.


Se
una persona utilizza più risorse ce ne sarà un’altra che ne deve
utilizzare meno.

E’
quanto avviene in questo momento: se la popolazione la rappresentiamo in
soli 100 individui sono solo in sei ad utilizzare il 59% delle risorse
energetiche del mondo e tutti e sei sono statunitensi, secondo una mail
che circola sul Web; Più realisticamente il 4% della popolazione (gli
USA) usano il 25% delle risorse energetiche. Per tale ragione Bush non
vuol ridurre le emissioni di calore degli USA.

I
nostri bisogni si dividono in due categorie: fisiologici (mangiare,
bere, dormire, respirare), mentali (provare emozioni, piacere,
desiderare, interagire con gli altri).


Pensate
a quanto è importante per tutti noi interagire continuamente con gli
altri. Andreste a visitare Parigi se non ci fosse nessuno?


Capite
perciò che capire i nostri bisogni significa poterli indirizzare.
Possiamo indirizzarci verso aspetti che ci portino a capire meglio noi
stessi e la nostra emotività o lasciarci trascinare da loro. Se ci
lasciamo dominare totalmente dal nostro subconscio esso ci chiederà
sempre energia, e i modi più facili per trovarla sono soddisfare i
bisogni materiali. In questo caso s’innesca una spirale senza fine: più
abbiamo e più vogliamo avere, poiché la richiesta di pathos e
d’energia del nostro inconscio è costante, quotidiana. In breve tempo
(vista la crescita demografica) satureremo tutte le nostre fonti
d’approvvigionamento. Una volta si affermava che ciò sarebbe stato un
problema delle generazioni future, ma i cambiamenti climatici in atto ci
dimostrano che già ne paghiamo le conseguenze. 


Che
strada ci resta?


Bisogna
per forza introdurre il concetto di consapevolezza.


Se
avete cibo nel frigorifero, vestiti addosso, un tetto sopra la testa e
un posto per dormire, siete più ricchi del 75% degli abitanti del
mondo.


Se
avete soldi in banca, nel vostro portafoglio e degli spiccioli da
qualche parte in una ciotola siete fra l'8% delle persone più
benestanti al mondo.


Vogliamo
affermare che non c’è un reale bisogno di beni materiali nel mondo
occidentale. Continuiamo a produrre per tacitare le nostre paure più
nascoste di non avere abbastanza.


Se
questa strada non è percorribile ce ne resta un’altra. 
Lavoriamo sulle nostre percezioni. Possiamo lavorare per comprendere
meglio come siamo fatti. Possiamo crescere e lasciare andare le nostre
paure. Possiamo sfruttare le nuove tecniche psicologiche. Possiamo
utilizzare l’ipnosi, la meditazione, la programmazione neuro
linguistica, lo yoga e le tante nuove filosofie che stanno proliferando
grazie ai mezzi di comunicazione.


La
libertà dipende dai nostri bisogni. Se così è, li possiamo cambiare.
Eviteremo di distruggere il pianeta e probabilmente saremo più felici.
Merita provare.

 
 
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