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Infanzia Il Lotus Birth

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La placenta può essere importante anche dopo la nascita.
-
2015

Come un fulmine a ciel sereno giunge la notizia che ti cambia la vita: sei incinta. Iniziano i primi controlli, tutto procede per il meglio e cominci a documentarti su dove vorresti dare alla luce la tua bambina. Tra corsi preparto, libri e “viaggi” in internet, scopri, un po’ per caso, che esiste una procedura dolce e rispettosa della vita che verrà: il Lotus Birth.
Peccato che in Italia se ne parli ancora così poco, tanto da rendere la scelta difficile perché le persone ti guardano come una matta e i medici non sanno darti consigli per mancanza di esperienza al riguardo.
Mio marito ed io abbiamo desiderato un parto naturale, senza ricorso ad analgesici ed epidurale, pensando soprattutto agli effetti che questi hanno sui bambini. Dunque, il passo è stato breve: quale nascita più rispettosa di quella che non getta via la placenta, compagna di vita di tua figlia per nove lunghi mesi, se non Il Lotus Birth?!
Il Lotus Birth è, infatti, proprio questo: lasciare al tuo bambino la possibilità di decidere quando è il momento giusto per dire addio a qualcosa che, per tanto tempo, ha percepito come parte integrante della sua esistenza; quell’altra parte di sé che, ricordiamolo, ha il medesimo patrimonio genetico e nutre il bambino, gli permette di respirare, svilupparsi e crescere.
Anche senza entrare nel merito dei numerosi studi che sono stati condotti su quanto le modalità con cui veniamo al mondo ci condizionino tutta la vita, è facile dedurre come la placenta sia un organo essenziale e per questo meriti un’attenzione maggiore ed un pò più di rispetto.

Decidere di fare il Lotus, tuttavia, non è stato semplice, in quanto il sostegno da parte dei medici è veramente nullo: la maggior parte di essi non ha idea di cosa sia e, qualora si trovi un ospedale favorevole all’esercizio di questa pratica, non è detto che il personale la conosca a fondo.
Nel mio caso decidere di partorire in un nosocomio è stato un passo obbligato, avendo ereditato una malattia genetica che mi imponeva l’assistenza ospedaliera per non incorrere in seri rischi di emorragia post-parto.
Per tali ragioni accantonai il desiderio di partorire in casa e mi affidai alle cure di un ospedale che contemplava il parto integrale.
Mio marito ed io siamo felici di aver scelto il Lotus Birth e, qualora dovessero arrivare altri figli, saremmo sicuri nel ripetere la scelta, in quanto siamo convinti che solo il bambino sappia quando è il momento di recidere il cordone ombelicale.
Quasi come se volesse convalidare la nostra supposizione, leggemmo sul sito www.lotusbirth.it, la testimonianza di un papà osteopata che decise di effettuare il parto Lotus per la sua primogenita in seguito all’atteggiamento dell’ostetrica, la quale dichiarò, dopo soli tre minuti da quando era avvenuta l’espulsione della placenta, di non sentire più alcuna pulsazione. A quel punto egli stesso decise di valutare se nella placenta non ci fosse più pulsazione e nel farlo, non si limitò alla sola pulsazione arteriosa, bensì a quello che gli osteopati chiamiamo IRC (impulso ritmico cranico). L’IRC è una “pulsazione” che si impara a misurare manualmente durante la formazione osteopatica; si tratta di un ritmo più lento di quello respiratorio arterioso, la cui frequenza si aggira intorno alle 8-12 oscillazioni al minuto e che è possibile percepire in tutti i tessuti del corpo vivente.

Dopo aver valutato l’IRC sulla bambina, egli afferma: “ho provato a sentire se fosse presente anche nella placenta, oramai non più pulsante dal punto di vista arterioso. Con mio grosso stupore, l’impulso ritmico cranico era presente ed era identico sia nella frequenza che nella ampiezza e forza di espressione a quello della bambina, come se il corpo della neonata e la placenta fossero un tutt’uno che partecipa allo stesso “respiro”. Ho continuato a valutare l’IRC nei giorni seguenti. Il secondo giorno la placenta aveva un ritmo diminuito, con minore ampiezza e forza rispetto a quello della bambina, e tale diminuzione è continuata fino a che il quarto giorno non ho più avvertito la presenza di IRC nella placenta”.
Al di là della spiegazione tecnica, quello che ci colpì fu la scoperta che c’era qualcosa che accadeva, nonostante la pulsazione arteriosa non venisse più rilevata. Si insinuava nella nostra mente una domanda: come si fa ad essere certi che non c’è ancora qualcosa che passa dalla placenta al bambino? Ed anche per questa domanda fu illuminante leggere l’articolo: Lotus Birth… porsi un’altra domanda, di Robin Lim – tratto da Midwifery Today Magazine, N° 58, estate 2001 e tradotto da Swapan.

In esso un’ostetrica descrive la sorpresa di un medico biochimico, il quale curioso di vedere come si sarebbe comportata la natura nel rapporto tra suo figlio e la placenta, scelse per lui un parto Lotus.. Ebbene, la nonna prima e il medico poi, notarono qualcosa di sorprendente: dopo cinque giorni dalla nascita, nonostante il cordone ombelicale fosse secco, apparentemente senza vita, la placenta, che giaceva a circa 40 centimetri da l bambino, mentre questi veniva allattato dalla mamma, pulsava.

Dopo aver letto tutto ciò non potevamo più ignorare che qualcosa di straordinario come la vita non trova sempre una spiegazione razionale e ci convincemmo che non dovevamo interferire in questo speciale rapporto di cui solo nostra figlia avrebbe avuto consapevolezza. La vita è un miracolo e se la natura ha previsto che accanto al bambino ci sia la placenta, perché non accettare oltre a nostro figlio anche l’organo che l’ha tenuto in vita per nove lunghi mesi?
La nostra primogenita è una bambina Lotus ed è stato meraviglioso accogliere lei e la sua placenta, dedicando anche ad essa numerose cure ed attenzioni per otto giorni, il tempo utile affinché nostra figlia decidesse di staccarsi dal suo cordone.
Durante questo periodo la bambina si muoveva appena, quasi volesse preservare la placenta e non esporla ad inutili rischi, poi una mattina, alle ore 4:30, un vagito ci destava e notavamo il cordone che si staccava, il tutto seguito da uno splendido sorriso, come a voler dire: “grazie amica mia, ora so che posso lasciarti andare, mi sento pronta per proseguire da sola”.
Il parto integrale è un esperienza stupenda e sono certa che se gli ospedali promuovessero questo tipo di nascita, si coinvolgerebbero molti più genitori, perché a volte la paura di essere etichettati come diversi o comunque strani, ci fa perdere la possibilità di vivere delle esperienze che ci potrebbero regalare invece emozioni incredibili.

A tale proposito, mi piace ricordare i commenti di chi ha assistito al nostro parto:
<<è stato un parto meraviglioso, vi devo fare i complimenti e mi documenterò sul lotus birth perchè è qualcosa di veramente stupefacente>> ( l’ostetrica che assistette al nostro parto e che non aveva mai praticato un lotus).
<<la mia esperienza da nonna? Beh, nuova direi, ma bellissima: avere questa cucciola tra le braccia con la sua placenta è stato viverla come se stesse ancora nel ventre della mamma. Non ci sono parole per spiegare quanto importante sia e quanta emozione si possa provare; bisognerebbe viverla>> (la nonna materna che, come una doula, ha vissuto con noi il momento del parto e quello successivo permettendoci di dedicarci esclusivamente alla nostra primogenita) .
Quelle che seguono sono, invece, le parole della zia che ci è venuta a trovare immediatamente dopo il parto: <<conoscendo mia sorella dovevo aspettarmi dei colpi di scena e quando mi ha parlato di un parto lotus, ovviamente, non sapevo nemmeno della sua esistenza, quindi, dopo una lunga chiacchierata con lei dove mi spiegava il tutto, ho cominciato a fare varie ricerche perché, come è ovvio e umano che sia, è nata in me una forte paura per le conseguenze di questa forma innovativa di parto. Certo, devo dire che mi ha stupito leggere di tutti i benefici che apporta al bambino una scelta di questo tipo. Il giorno in cui è nata mia nipote è stato stupendo, ma nel contempo strano, perché vedere la placenta al di fuori dell’utero non è cosa di tutti i giorni. La sorpresa è stata stupefacente: mia nipote sembrava avere un forte legame nei suoi confronti, infatti, se la sfioravi o la tenevi in modo errato la bimba si lamentava quasi come se ne provasse fastidio, come se ti stesse dicendo: non toccarla, è mia! Un figlio ti cambia sicuramente la vita, ma un parto così ti fa riflettere su quanto sia speciale il nostro corpo e quale miracolo inimmaginabile sia la vita>>.

Prima di concludere vorrei, inoltre, richiamare l’attenzione sulle prove scientifiche che dimostrano l’efficacia del taglio del cordone ombelicale: non ve ne sono.
Ciò che in passato veniva fatto solo in casi di effettiva necessità è diventato routine, eppure, la stessa OMS – Organizzazione mondiale della Sanità afferma: “Il taglio del cordone tardivo o nessun taglio sono la procedura fisiologica. Il taglio immediato è una procedura invasiva che deve essere giustificata. Nel parto fisiologico non è giustificata”.
Alla luce di quanto detto perché non lasciamo decidere ai nostri figli quando dire addio alla loro amica più cara?
La placenta ha vissuto col bambino per nove lunghi mesi, deve avere un grande significato, se non per noi, almeno per il bambino.
Valeria Montuori

http://www.eticamente.net/690/lotus-birth.html


 
 
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