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Tumori Diete e tumori

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Se mangiamo male favoriamo danni metabolici e malattie gravi
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2014

MARCO PIVATO
Se il legame tra alimentazione e cancro è assodato da anni, è il momento di individuare una serie di interventi allo stile di vita che abbassino il rischio di ammalarsi, ma mirati e meno generici di quelli che conoscevamo fino a poco tempo fa. A fare il punto è Antonio Moschetta, in forze all’Università di Bari, medico e scienziato di punta dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, l’Airc. «Obesità e cancro: il legame tra nutrienti, ormoni, geni e metabolismo» è stata la sua lezione alla 10ma Conferenza mondiale sul futuro della scienza di Venezia, intitolata «The Eradication of Hunger» e promossa dalle Fondazioni Veronesi, Cini e Tronchetti Provera.

Sos metabolismo
Circonferenza addominale (i limiti sono 88 centimetri nella donna e 92 nell’uomo), ipertrigliceridemia (valore da tenere al di sotto di 150 milligrammi per decilitro), iperglicemia a digiuno (da tenere sotto il valore di 100 milligrammi per decilitro), ipertensione arteriosa e colesterolo Hdl (da tenere sopra il valore di 45 nell’uomo e 50 nella donna). Sono i cinque parametri fondamentali che, se fuori controllo, impennano il rischio di sviluppare tumori. Insieme, se alterati, costituiscono la causa della sindrome metabolica, la cui relazione con i tumori è diretta.
Basta avere soltanto tre di queste cinque voci sopra la norma per aumentare di 2,6 volte la probabilità di ammalarsi di cancro alla mammella. Non solo. «Anche tumori della prostata, ovaio, pancreas, fegato, rene e persino cervello - spiega Moschetta - hanno un’incidenza superiore nel soggetto dismetabolico». Quindi l’avvertimento: «L’indice di massa corporea da solo - rapporto tra il peso e l’altezza elevata al quadrato, ndr - non è indicativo: farebbe risultare obeso anche un culturista. Attenzione, allora, alla circonferenza addominale, ma, poiché alla luce di quanto elencato sono a rischio anche i longilinei, attenzione a tutti e cinque i parametri che sottendono la sindrome metabolica».

Istruzioni per l’uso
Mangiare «sano” rende il microambiente cellulare pulito da elementi che possono mutare il Dna e scatenare così un tumore. Ma l’affermazione rischia di rimanere uno slogan, se non si esplicita nel dettaglio. «Dal momento che i nutrienti - continua Moschetta - sono in grado di cambiare l’espressione dei geni, proprio come gli ormoni, dobbiamo sapere quali e quando è meglio assumere piuttosto che evitare». Attenzione, per esempio, agli zuccheri: «Il nostro metabolismo cambia durante la giornata e, dunque, l’introito di alimenti che alzano la glicemia è utile alla mattina, quando l’organismo ha bisogno di energia, ma diventa invece dannoso alla sera, quando ci corichiamo, perché non siamo più in movimento e l’organismo non ha bisogno di consumare».
Così, le calorie in eccesso che il nostro motore a riposo non brucia diventano «benzina» per le cellule tumorali. Sebbene non clinicamente rilevabili, l’organismo ha sempre queste cellule in circolo, ma possono proliferare o meno a seconda dell’eccesso di energia che lasciamo loro a disposizione. E proprio la dieta moderna fornisce un surplus in questi termini.
«Rispetto a soltanto una quarantina di anni fa - nota il medico - un bambino di oggi, in quattro centimetri cubi di prodotto, trova un contenuto in zuccheri, equivalente a quello che lo stesso bambino, negli Anni 70, avrebbe dovuto cercare in un metro cubo di frutta». La società corre e l’individuo trascura l’attenzione alla cucina, prediligendo soluzioni «fast food»: concentrati di energia che saziano oltre il naturale fabbisogno. La dieta - e dunque il comportamento - è allora fondamentale per la prevenzione, ma quanto è importante il ruolo dei geni nel proteggerci o esporci ai tumori?

Ambiente e geni
Nell’ultimo mezzo secolo sono migrate in Occidente, tra le altre, popolazioni orientali - per esempio i longevi giapponesi - con corredi genetici molto diversi ed estranee alle malattie tipiche della nostra società. Eppure - segnala lo scienziato - «nel momento in cui questi individui, assieme ai nuovi costumi, acquisiscono anche stili come la nostra dieta, i fattori di rischio aumentano». Il mescolamento di etnie diverse, promosso soprattutto dall’era della globalizzazione, ha costituito un esperimento sociale e scientifico che ci permette di constatare che l’ambiente gioca un ruolo fondamentale - anche maggiore dei cromosomi - attraverso fattori come l’alimentazione e gli stili di vita nel segnare il destino della nostra salute.

Le prospettive
La prevenzione - e dunque l’osservazione dei cinque parametri che possono «sballare» il nostro metabolismo - è fondamentale non soltanto per il soggetto sano, ma soprattutto per chi ha già contratto ed è guarito da un tumore: la recidiva in questi soggetti - spiega Moschetta - è doppia rispetto al soggetto mai interessato dal cancro. «Le aspettative che abbiamo come medici, visto che parliamo di “futuro della scienza”, non è sperare di non avere più tumori. Questo scenario è impossibile. L’obiettivo primario è naturalmente prevenirli, ma anche essere in grado di aumentare la sopravvivenza: ad oggi in Italia abbiamo 1 milione e 200mila soggetti guariti da tumori. Questa popolazione deve sapere di essere a doppio rischio di recidiva e, d’altro canto, è obiettivo di tutti quello di raddoppiare i guariti da cancro nel giro di cinque anni».
Dunque la ricetta: tenere sotto controllo i parametri che provocano sindrome metabolica; evitare più possibile abitudini sedentarie in favore del movimento, perché aiuta a consumare la «benzina» in eccesso ma fonte per le cellule tumorali; cancellare dalla dieta l’uso sfrenato di prodotti raffinati; tornare alla natura con frutta, verdura e legumi; porre attenzione agli orari di assunzione degli alimenti.

http://www.lastampa.it/2014/09/24/scienza/tuttoscienze/le-diete-sbagliate-che-alimentano-i-tumori-dentro-di-noi-XPk8sW2mBzIP2z9Z1nWrvM/pagina.html


 
 
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