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Psicologia L'importanza della prima impressione

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Condiziona il nostro giudizio, almeno all'inizio
-
2014

LM&SDP
Si dice che vedendo una persona per la prima volta, spesso la prima impressione è quella che conta e, secondo uno studio, a quanto pare è davvero così. E questa prima impressione è così potente che ci fa ignorare qualsiasi cosa di cui verremo a conoscenza o ci verrà detta di quella persona poco dopo. A dimostrazione che quando emettiamo un giudizio, poi è difficile convincerci che ci eravamo sbagliati.

Ad aver osservato questo comportamento nelle persone sono stati i ricercatori canadesi dell’Università di Toronto che hanno valutato come l’orientamento sessuale fosse individuato e valutato dalle prime impressioni e osservazioni, piuttosto che in base alla conoscenza di quale fosse realmente questo orientamento. E la convinzione rimaneva tale anche se contraddetta dai fatti.

«Noi giudichiamo i libri dalle loro copertine, e non possiamo fare a meno di farlo – ha commentato il dott. Nicholas Rule presentando il proprio studio al Society for Personality and Social Psychology (SPSP) annual conference di Austin – Sforzandoci possiamo superare questo, in una certa misura, ma abbiamo continuamente a che fare con la necessità di correggere noi stessi».

Secondo i ricercatori, meno tempo abbiamo per formare un giudizio sull’altra persona, più è probabile che diamo ascolto alla nostra pancia, ossia a quello che ci suggerisce il nostro istinto.
«Non appena vediamo un’altra persona, l’impressione si è creata – ha sottolineato Rule – Questo accade così velocemente (solo una piccola frazione di secondo) che ciò che vediamo a volte può prendere il sopravvento su quello che sappiamo».

Nello studio sono stati coinvolti 100 partecipanti ambosessi al fine di valutare le prime impressioni sull’orientamento sessuale di 20 uomini, ritratti in altrettante foto che sono state fatte visionare ai volontari: questi dovevano identificarli come gay o eterosessuali.
Le foto erano state precedentemente codificate sulla base di un parere condiviso sull’apparenza gay o etero degli uomini, che corrispondeva esattamente ai loro orientamenti sessuali della vita reale. I ricercatori hanno poi testato più volte il ricordo circa gli orientamenti sessuali degli uomini per garantire una perfetta memorizzazione da parte dei partecipanti.

Terminata questa preliminare fase di apprendimento, i ricercatori hanno di nuovo mostrato ai partecipanti i volti degli uomini, variando la quantità di tempo che avevano a disposizione per classificare gli orientamenti sessuali.
I risultati dei test hanno mostrato che meno tempo avevano i partecipanti per catalogare i volti, più era probabile che classificassero gli uomini a seconda che li avessero “visti” come gay o etero, piuttosto che in base a quanto che era stato detto loro circa la sessualità degli uomini ritratti. Avendo tuttavia più tempo a disposizione, i partecipanti ripensavano a quello che avevano imparato sulla sessualità maschile.

«Sembravano dunque giudicare dalle apparenze quando sono stati costretti a emettere i loro giudizi in fretta – ha dichiarato Rule – Quando sono stati autorizzati a prendersi più tempo, però, hanno giudicato in base a ciò che sapevano degli individui».
Le prime impressioni continuano a influenzare i nostri giudizi per molto tempo, anche se dopo queste veniamo in possesso di informazioni anche contradditorie, hanno sottolineato i ricercatori. Tuttavia, quando abbiamo maggiore tempo per pensarsi su, possiamo anche cambiare il nostro giudizio – ma la prima impressione continua comunque ad avere il suo peso.

Il dott. Rule ha ribadito come gli studi condotti sul tema «contribuiscono a illustrare la natura spesso inevitabile di come formiamo le nostre impressioni sulle altre persone in base al loro aspetto». In quest’ottica dovremmo tenere conto che l’idea che ci siamo fatti di una persona in base al suo aspetto possa essere sbagliata, ma che anche l’impressione che abbiamo fatto noi in un’altra persona potrebbe essere altrettanto sbagliata. Questo dovrebbe insegnare che prima di emettere un giudizio dovremmo valutare quanto sappiamo davvero di una determinata persona, perché se l’istinto può essere anche un buon indicatore, spesso può anche essere confuso dai filtri mentali che abbiamo acquisiti nel tempo e che corrispondono alla “nostra” realtà (o realtà soggettiva), e non alla realtà oggettiva.

http://www.lastampa.it/2014/02/20/scienza/benessere/lifestyle/la-prima-impressione-davvero-quella-che-conta-X2bCoKPDsSZZyEJD9fwbKK/pagina.html


 
 
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