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Infanzia Le diete sbagliate dei bambini

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C'è di tutto, ma domina la carenza di ferro.
-
2013

Quattro wurstel come spuntino di mezzanotte, pasti «total-vegan», baby-sushi e incursioni nella cucina cinese, con salsa di soia a volontà. Sono i menù più stravaganti proposti ai bebè italiani. Casi raccolti da Nord a Sud, nell’ambito di un’indagine sulle abitudini alimentari dei baby-connazionali da 6 mesi a 3 anni. Per lo studio Nutrintake 400 mamme, fra Milano e Catania, hanno aperto le porte delle loro cucine, svelando i menu dei loro piccoli a un team di esperti. I risultati raccolti offrono uno spaccato delle famiglie italiane, da quelle più attente, che nei diari alimentari compilati per la ricerca hanno appuntato persino la durata della poppata al seno, a quelle più bohemienne. E soprattutto mostrano gli stili alimentari più disparati che stanno prendendo piede anche nel Belpaese. Con qualche «variazione» che porta la dieta del piccolo di casa fuori dal binario tracciato dai consigli del pediatra.
QUALCHE ESEMPIO - Fra gli esempi citati a Milano durante un incontro in cui è stato presentato lo studio, uno spuntino a base di wurstel alle 22.30 di sera al piccolo di 18 mesi, seguito da un biberon di latte formula con biscotti e miele alle 1.30 del mattino. E ancora diete ricche di hamburger e all’altro estremo menu totalmente vegetariani. Ma anche piccoli che sperimentano il cibo etnico già a pochi mesi di vita. Segno che la «sushi-mania», soprattutto a Milano, ha contagiato anche chi siede ancora sul seggiolone. Sempre sull’onda della globalizzazione, per qualche bebè della Penisola non sono un mistero i sapori della tradizione cinese. E la salsa di soia non è un condimento sconosciuto.

RISCHIO BEVANDE ZUCCHERATE - «Sono rimasta sorpresa dalla quantità di bevande zuccherate consumate dai piccoli arruolati nello studio - racconta una degli 11 pediatri coinvolti nel reclutamento delle mamme - e io che pensavo che il messaggio di non introdurle nella dieta dei più piccoli fosse passato». Fra i genitori arruolati nello studio anche qualche vegetariano e vegano, uno stile alimentare in ascesa, complice anche l’esempio di testimonial vip. I tempi cambiano, le tavole tricolore si contaminano, e anche i piccoli sperimentano insieme a mamma e papà. Con buona pace delle tradizioni mediterranee e dei piatti della nonna. «Ora dobbiamo capire perché si fanno certi errori e dove intervenire - conclude Gianvincenzo Zuccotti, direttore della clinica pediatrica dell’ospedale Luigi Sacco (università degli Studi di Milano), che è nel board scientifico della ricerca - Ma è certo che un intervento è urgente. Come urgente è anche la formulazione di linee guida sui principi di una corretta alimentazione nei primi mesi di vita, cruciali per la Quattro wurstel come spuntino di mezzanotte, pasti «total-vegan», baby-sushi e incursioni nella cucina cinese, con salsa di soia a volontà. Sono i menù più stravaganti proposti ai bebè italiani. Casi raccolti da Nord a Sud, nell'ambito di un'indagine sulle abitudini alimentari dei baby-connazionali da 6 mesi a 3 anni. Per lo studio Nutrintake 400 mamme, fra Milano e Catania, hanno aperto le porte delle loro cucine, svelando i menu dei loro piccoli a un team di esperti. I risultati raccolti offrono uno spaccato delle famiglie italiane, da quelle più attente, che nei diari alimentari compilati per la ricerca hanno appuntato persino la durata della poppata al seno, a quelle più bohemienne. E soprattutto mostrano gli stili alimentari più disparati che stanno prendendo piede anche nel Belpaese. Con qualche «variazione» che porta la dieta del piccolo di casa fuori dal binario tracciato dai consigli del pediatra.
QUALCHE ESEMPIO - Fra gli esempi citati a Milano durante un incontro in cui è stato presentato lo studio, uno spuntino a base di wurstel alle 22.30 di sera al piccolo di 18 mesi, seguito da un biberon di latte formula con biscotti e miele alle 1.30 del mattino. E ancora diete ricche di hamburger e all'altro estremo menu totalmente vegetariani. Ma anche piccoli che sperimentano il cibo etnico già a pochi mesi di vita. Segno che la «sushi-mania», soprattutto a Milano, ha contagiato anche chi siede ancora sul seggiolone. Sempre sull'onda della globalizzazione, per qualche bebè della Penisola non sono un mistero i sapori della tradizione cinese. E la salsa di soia non è un condimento sconosciuto.

RISCHIO BEVANDE ZUCCHERATE - «Sono rimasta sorpresa dalla quantità di bevande zuccherate consumate dai piccoli arruolati nello studio - racconta una degli 11 pediatri coinvolti nel reclutamento delle mamme - e io che pensavo che il messaggio di non introdurle nella dieta dei più piccoli fosse passato». Fra i genitori arruolati nello studio anche qualche vegetariano e vegano, uno stile alimentare in ascesa, complice anche l'esempio di testimonial vip. I tempi cambiano, le tavole tricolore si contaminano, e anche i piccoli sperimentano insieme a mamma e papà. Con buona pace delle tradizioni mediterranee e dei piatti della nonna. «Ora dobbiamo capire perché si fanno certi errori e dove intervenire - conclude Gianvincenzo Zuccotti, direttore della clinica pediatrica dell'ospedale Luigi Sacco (università degli Studi di Milano), che è nel board scientifico della ricerca - Ma è certo che un intervento è urgente. Come urgente è anche la formulazione di linee guida sui principi di una corretta alimentazione nei primi mesi di vita, cruciali per la "costruzione" di futuri adulti sani».

CATTIVE ABITUDINI - Nello studio è emerso che non c'è molta differenza fra i bambini di Milano e Catania, salvo che per l'introito di ferro nella dieta. Nei primi 12 mesi infatti tutti non raggiungono il fabbisogno raccomandato, e dopo l'anno solo il 20% lo raggiunge, ma nella sfida vincono i bambini catanesi che rispetto ai compagni di Milano ne assumono di più. Per il resto, entrambe le comunità denunciano squilibri. Il più grave (quello che più rappresenta un rischio di obesità futura) è l'eccesso di proteine: fino a 12 mesi, il 50% dei bambini ne assume infatti il doppio rispetto al fabbisogno, e superato l'anno il livello balza a quasi 3 volte. Ma le mamme italiane eccedono anche con la quantità di sodio: l'abitudine a salare le pappe inizia infatti già prima dell'anno (sia a Milano che a Catania). E a partire dai 18 mesi un bambino su due comincia a consumare una quantità di sale che va oltre il limite raccomandato. Anche lo zucchero è in eccesso: raggiunge ai 12 mesi il livello massimo raccomandato, poi dilaga.

17 settembre 2013 | 16:11

http://www.corriere.it/salute/pediatria/13_settembre_17/alimentazione-bambini-sushi-mode_e6234014-1f7f-11e3-9636-b0708204026a.shtml


 
 
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