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Infanzia Bambini e sonno

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Hanno bisogno di dormire sempre alla stessa ora
-
2013

MILANO - Mettere i bimbi a nanna presto e sempre alla stessa ora è stata una regola ferrea per generazioni di genitori. Ma oggi, complici gli impegni aumentati e il tempo ridotto da passare coi figli, uniti ai loro capricci quando si tratta di andare a letto, si tende ad essere un po’ più permissivi e a mandare a dormire i pargoli sempre più tardi e ad orari sempre diversi. Una mancanza di routine che, se da un lato mette a tacere la coscienza genitoriale per non essere riusciti ad occuparsi dei figli durante il giorno, dall’altro può però comprometterne il corretto sviluppo cerebrale, con ripercussioni negative sulle loro prestazioni scolastiche, che risultano fortemente limitate soprattutto quando si tratta di leggere, fare calcoli o disegnare forme piane e solide.
LO STUDIO - A lanciare l’allarme, stabilendo un nesso fra la durata e la regolarità del sonno e le capacità del cervello infantile di ottenere buoni risultati in una serie di test attitudinali, è stato uno studio, condotto dai ricercatori dell’University College London su oltre 11mila bambini seguiti dai 3 ai 7 anni e pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, che ha permesso di dimostrare come la mancanza di una precisa routine serale fin dall’età di tre anni abbia influito negativamente sulle performance dei bambini, con risultati sensibilmente inferiori rispetto a quelli con abitudini di vita più regolari durante lo stesso arco temporale. «Se un bambino ha un sonno irregolare fin dai tre anni, non è in grado di sintetizzare tutte le informazioni che gli arrivano a quell’età - spiega la professoressa Amanda Sacker dell’UCL al Guardian - e crescendo sarà sempre più difficile, perché questa mancanza di regolarità può finire con l’alterare i naturali ritmi del suo organismo, minacciando anche la plasticità del suo cervello nonché la sua capacità di acquisire e trattenere informazioni».

ROUTINE - «Lo sviluppo che avviene nel periodo della prima infanzia ha profonde influenze sulla nostra salute e sul nostro benessere - le fa eco la collega Yvonne Kelly sul Daily Mail - e di conseguenza un sonno insufficiente o di scarsa qualità, soprattutto se si verifica in un momento chiave per lo sviluppo del cervello, può avere ripercussioni importanti per il resto della vita». Contrariamente però a quanto si potrebbe pensare, non è tanto l’orario in cui si va a nanna a incidere in negativo sugli scarsi risultati ottenuti dal campione nei test di abilità quanto, piuttosto, la mancanza di regolamentazione dello stesso. Come detto, la colpa è sempre più spesso dei genitori che, in una sorta d’involontario egoismo nel tentativo di passare più tempo coi figli, a dispetto della vita frenetica che fanno, finiscono per romperne la consueta routine.

ABITUDINARI - «I bambini sono abitudinari - spiega la dottoressa Paola Proserpio del Centro di Medicina del Sonno, Dipartimento Neuroscienze dell’Ospedale Niguarda di Milano - e imparano fin da piccoli ad avere dei ritmi regolari, per esempio ad andare a nanna fra le otto e le nove di sera. Ma se questi ritmi vengono modificati, magari perché un genitore vuole godersi un po’ il figlio al rientro dal lavoro e perciò lo fa giocare oltre il solito orario, l’inevitabile conseguenza sarà quella di ritardarne l’addormentamento e di diminuirne al tempo stesso le ore di sonno, con il risultato che al risveglio il bambino sarà più irritabile e maggiormente incline ad assumere comportamenti aggressivi».

http://www.corriere.it/salute/pediatria/13_luglio_11/bambini-dormire-ora-fissa-intelligenza_aa373e46-e89f-11e2-ae02-fcb7f9464d39.shtml


 
 
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