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Infanzia Le banche del latte

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Ce ne sono sempre di più in Italia, le mamme lo donano, come una volta, per altri bambini.
-
2013

Lo chiamano «l’oro bianco». Latte di mamme che ne possiedono in eccesso e lo donano a bambini nati prematuri, cioè prima del tempo. Le loro mamme ne sono sprovviste e il biberon viene riempito grazie alla solidarietà. Le donne sono sempre più sensibili a questo problema come provano i dati diffusi dalla società italiana di pediatria (Sip) durante il congresso nazionale appena concluso a Bologna sotto la presidenza di Giovanni Corsello. Negli ultimi 5 anni le donazioni sono raddoppiate. Nel 2011 circa 1120 donatrici hanno regalato il prezioso liquido ad una delle 28 banche del latte italiane. Numeri in netta crescita rispetto al censimento del 2007. Raccolti oltre 7.600 litri secondo il rapporto di Aiblud, l’associazione che riunisce le banche. Risultati incoraggianti.
LO STUDIO - Uno studio pubblicato sul Journal of perinatal medicine ha confermato recentemente i benefici dell’allattamento con latte umano nei bambini prematuri di peso inferiore al chilogrammo e mezzo. «Può fare la differenza per i piccoli ricoverati nelle terapie intensive. Il latte donato è la prima scelta dopo quello della propria mamma che può non averne a sufficienza e per questo si ricorre a quello donato», afferma Enrico Bertino, neonatologo dell’università di Torino, consigliere di Aiblud, uno degli autori della ricerca.

TERAPIA INTENSIVA - Per la prima volta l’articolo fotografa la situazione nelle terapie intensive. Sono stati raccolti i dati relativi a 4277 prematuri sotto il chilo e mezzo ricoverati in 83 ospedali. Solo una minoranza, 954, sono stati curati in reparti attrezzati di banche e dunque hanno potuto usufruire del vantaggio di essere nutriti secondo le indicazioni della comunità scientifica. I restanti 3.396 invece hanno vissuto le prime settimane di vita in terapie intensive senza banche. «Abbiamo inoltre accertato che la presenza di questo servizio favorisce l’allattamento esclusivo al seno, è un incentivo per le altre mamme», trae le conclusioni Bertino.

28 OSPEDALI - Lo studio è stato condotto da Aiblud in collaborazione con il network delle neonatologie italiane. Una volta raccolto, il latte viene pastorizzato e congelato direttamente nei centri sedi di banche. In Italia però gli ospedali organizzati per questo servizio sono 28, quasi tutti concentrati al centro nord. Il sud è praticamente sguarnito ed esistono grandi difficoltà per creare sistemi di raccolta e congelamento efficienti e sicuri anche sul piano delle modalità di trattamento. La pastorizzazione deve essere svolta con le massime garanzie per assicurare al latte un’alta qualità a livello di contenuto proteico e di riduzione del rischio microbiologico. Le linee guida italiane aggiornate nel 2010 raccomandano il cosiddetto metodo Holder: bollitura a 62,5 gradi per 30 minuti. «Nel 2008 si calcolava che un litro costasse circa 100 euro – dice Francesca Belli, responsabile della banca del Meyer di Firenze, la più antica d’Italia – Prezzo pienamente giustificato. I bambini prematuri nutriti con latte umano anziché con quello artificiale vengono protetti da un’infezione molto grave, l’enterocolite necrotizzante neonatale e evitano il rischio di intollleranze».

LE DONATRICI - Ogni anno il Meyer raccoglie la metà del patrimonio regionale, 2000 litri presi a domicilio da una media di 200 donatrici. I sei centri della rete toscana, all’avanguardia, distribuiscono il prodotto agli ospedali delle Asl locali, raramente esportano fuori Regione. Allo stesso modo si comportano le altre banche italiane proprio perché la disponibilità è limitata. «Questi risultati sono stati raggiunti grazie a una campagna di sensibilizzazione tra le donne delle maternità», spiega la Belli. Nel Lazio l’unico centro è quello del Bambino Gesù. Antonella Diamanti è la responsabile della banca: «Disponiamo di circa 500 litri all’anno grazie al contributo di 30-60 donne all’anno. Noi abbiamo circa 80 donatrici l’anno e facciamo della nostra scorta un uso interno ma non esitiamo a cederlo in caso di necessità».

SUD MAGLIA NERA - Ci sono realtà meno produttive. A crotone le donne che donano sono non più di una decina. Mario De Curtis, primario neonatologo del policlinico Umberto I, non utilizza il latte donato nei prematuri «perché non disponiamo di banca, dunque l’unica alternativa sono le formule artificiali. Certo sarebbe bene che tutte le terapie intensive potessero avere a disposizione un rifornimento ma se non è possibile per motivi organizzativi e impiego del personale il bebè viene in ogni caso adeguatamente nutrito». Le raccomandazioni della comunità scientifica sull’incentivazione di questo tipo di allattamento sono contenute in un documento del ministero della Salute che, una volta approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, varrà come indirizzo nazionale.

Margherita De Bac

http://www.corriere.it/salute/pediatria/13_maggio_10/donazione-latte-materno_815a7d28-b945-11e2-a28f-ca192031e3e7.shtml


 
 
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