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Esercizio fisico Nella mezza età il segreto per dare più «vita» agli anni che verranno

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Si può attivare un meccanismo che consente di «addormentare» in un angolo le malattie, grazie a una riserva extra di resistenza
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2012

MILANO - Avete festeggiato da poco il cinquantesimo compleanno o state per farlo? Attenzione perché è un momento davvero fondamentale della vostra vita in cui avete la possibilità di posticipare e comprimere malattie come cardiopatie, stroke, diabete, insufficienza polmonare, nefropatie, demenza o tumori polmonari e intestinali. È infatti proprio nella mezza età che si può attivare la cosiddetta “compressione di malattia”, un meccanismo che consente all’organismo di addormentare in un angolo il più a lungo possibile le malattie, grazie a una riserva extra di resistenza che, anche se non vi dà l’assoluta certezza di aggiungere anni alla vita, assicura più vita agli anni, riservandoci una vecchiaia libera da acciacchi. L’ha scoperto uno studio su 18.670 soggetti della University of Texas Southwestern di Dallas pubblicato su JAMA: i soggetti esaminati, arruolati nel 1999 quando avevano in media 49 anni, erano soprattutto maschi (79%) che, come le donne, erano soprattutto di razza bianca (98% circa) con un’istruzione superiore (liceo) e nessuno soffriva di patologie croniche.
STILE DI VITA - Da anni gli studi indicano quali fattori dello stile di vita sono importanti per una sana vecchiaia: dall’astinenza dal fumo, all’attività fisica, al mantenimento di un peso forma, al consumo moderato di alcolici. Più recentemente si è rivalutata l’importanza della predisposizione genetica e da ultima è arrivata l’ipotesi che la nostra longevità dipenda da quanto più a lungo resta integro il nostro sistema cardio-respiratorio. Nessuno aveva ancora scoperto che è il nostro stile di vita attorno ai 50 anni ciò che fa la differenza: dopo i dovuti aggiustamenti statististici per età, sesso, indice di massa corporea, pressione arteriosa, colesterolemia, glicemia, abitudine al fumo, consumo di alcol, i ricercatori dell’Università di Dallas hanno individuato la correlazione che c’è fra condizione di forma a quell’età e successivo sviluppo di varie patologie croniche. Per avere un parametro univoco nella valutazione della forma fisica hanno usato i cosiddetti equivalenti metabolici (in sigla MET) che esprimono il costo energetico di ogni nostra azione, cioè la quota di ossigeno spesa dal corpo per una qualsiasi attività o addirittura a riposo: per esempio seduti comodamente bruciamo circa 1 MET, cioè una chilocaloria per chilo di peso all’ora (1 kcal/kg/ora).

FITNESS - Dividendo il livello di esercizio lungo una scala da 1 a 5, il rischio di malattie croniche è risultato circa doppio fra primo e quinto quintile (il più alto), riducendosi del 6% circa per ogni MET raggiunto grazie al fitness che risulta fortemente protettivo verso ogni malattia e ugualmente efficace negli uomini come nelle donne. Come poi i ricercatori hanno verificato dalla consultazione dei dati MediCare USA, fra i 2406 soggetti che nel frattempo erano deceduti, quelli che all’inizio avevano i maggiori livelli di fitness sono andati incontro a meno malattie degli altri (4 o più) per metà dei casi o più durante gli ultimi 5 anni della loro vita e per almeno il 34% della loro vecchiaia hanno presentato solo una o nessuna patologia cronica. Tutto ciò depone a favore dell’azione di compressione sulle malattie da parte del fitness di mezza età, risolvendo forse la questione rilanciata l’anno scorso dalla Standford University sul Journal of Aging Research dopo che la teoria della compressione era stata ipotizzata per primo da James Fries il 20 ottobre 1982 a un convegno della National Academy of Science di Washington. Ma se la buona forma dei cinquantenni sembra la soluzione di questa ipotesi scientifica va considerato che nel fitness giocano sia l’esercizio sia la predisposizione genetica e quest’ultima ha sicuramente un qualche ruolo anche nella longevità e ciò potrebbe diventare un fattore confondente nell’interpretazione dei dati.

PASSEGGIATA - Senza contare l’influenza che può avere una buona forma psicologica che va oltre la mera azione fisica del fitness, anche se si tratta di due fattori fra loro correlati perché più ci si sente in forma, più si è psicologicamente sereni. Inoltre, come ammettono gli stessi autori, i soggetti dello studio erano per lo più bianchi, istruiti e di un buon livello socioeconomico, proprio quelli che in tutto il mondo hanno la mentalità e soprattutto il tempo e i soldi per andare in palestra. Quali risultati avrebbe dato questo studio se fosse stato più ampio, allargandosi anche a fasce di popolazione che non vanno in palestra e l’unico fitness che fanno è rincorrere l’ultimo autobus per tornare a casa dal lavoro? «Non è obbligatorio andare in palestra, dice Jarret Berry della Dallas University, uno degli autori dello studio, basta anche solo camminare ogni giorno invece di prendere sempre l’auto per andare in ufficio». Quindi, anche quelli che rincorrono l’autobus possono stare tranquilli, soprattutto se sono più o meno cinquantenni. E ancor più di loro, certi brillanti novantenni che a 50 anni avevano ben pochi autobus da rincorrere e spesso la strada se la facevano tutta a piedi.

Cesare Peccarisi

http://www.corriere.it/salute/cardiologia/12_ottobre_24/mezza-eta-vita_bca167fe-0255-11e2-9f2e-6124d1c3f844.shtml


 
 
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