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Alimentazione Un basso apporto di grassi saturi collegato a una maggiore mortalità per ictus

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Pochi grassi hanno lo stesso effetto di troppi
Grassi sì, grassi no. Quello sì, quello no… Qualcuno ci sa dire cosa dobbiamo fare?

Cosa dobbiamo mangiare per scongiurare accidenti come l’ictus?
Forse, ce lo possono dire i giapponesi che di grassi se ne intendono, forse.
Be’, qualcosa da dire i ricercatori giapponesi ce l’avranno comunque visto che hanno pubblicato il loro studio su una prestigiosa rivista come l’American Journal of Clinical Nutrition. E, quello che ci dicono subito è che una dieta che preveda un eccessivo basso apporto di grassi saturi (SFA) espone al rischio di morte da ictus allo stesso modo di una dieta con troppi grassi saturi.
«L’assunzione di SFA è risultata inversamente associata con la mortalità da ictus. Questa associazione inversa è stata analogamente osservata per le emorragie intraparenchimali e l’ictus ischemico», scrivono inquietanti gli scienziati giapponesi.
Lo studio fa parte di un più largo progetto denominato Collaborative Cohort Study for Evolution of Cancer Risk (JACC Study) che ha coinvolto 110mila persone e mette in evidenza una correlazione tra ictus, mortalità e grassi saturi che, tuttavia non è del tutto chiara, al di là della relazione con i livelli colesterolo nel sangue.
L’ictus ischemico è considerato una malattia aterosclerotica nella società occidentale, ma la ricerca suggerisce che altre vie, come l’arteriosclerosi, possono anche essere implicate nell’ictus ischemico, fanno notare gli scienziati.
L’obiettivo di questo studio è stato proprio quello di verificare la relazione che vi potesse essere tra il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari e l’assunzione di grassi saturi.
Di questi 110mila partecipanti, 58.453 hanno compilato un questionario in cui riportavano le loro abitudini alimentari. I soggetti sono poi stati seguiti per oltre 14 anni con l’intento di appurare la presenza di possibili associazioni tra la mortalità da ictus e l’assunzione di grassi saturi.
La sorpresa è giunta quando i ricercatori hanno scoperto che non solo l’assunzione eccessiva di SFA era associata alle malattie cardiovascolari e ai decessi collegati, ma anche la proporzione inversa, ossia un eccessivo ridotto apporto di grassi saturi era collegato alla mortalità generale da ictus, con particolare significativa associazione con l’emorragia intraparenchimale e l’ictus ischemico.
Ma, alla fine, quanti grassi saturi si devono assumere per mettersi al riparo da patologie così gravi e spesso mortali? Rispondono i dati dei ricercatori: con l’assunzione tra i 18 e i 40 grammi al giorno di grassi saturi si è rilevata la più bassa mortalità. Con un’assunzione inferiore ai 18 g al giorno il rischio di morte aumentava del 20%. Riducendo ancora quest’apporto a 11 grammi al giorno il rischio aumentava del 66%.
Ecco quindi, in cifre, quanti grassi sarebbe meglio introducessimo nella dieta. Tuttavia, a scanso di equivoci, è sempre meglio parlarne prima con il proprio medico curante; meglio ancora se nutrizionista.
(lm&sdp)
lastampa.it


 
 
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