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Alimentazione Binge drinking nei giovani:

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Rischio osteoporosi nell'età successiva

Nel corso della ricerca, ad alcuni ratti sono state somministrate alte dosi di alcol: dalle analisi è risultata una disregolazione in centinaia di geni coinvolti nella costruzione di tessuto osseo, anche a lungo termine

La pratica del binge-drinking – il bere per ubriacarsi, soprattutto nelle serate del week end – tipica dei paesi anglosassoni, si sta diffondendo anche nel nostro Paese, con tutti gli allarmi del caso. L’ultimo in ordine di tempo è stato lanciato sulle pagine della rivista Alcohol and Alcoholism da un grupo di ricercatori del Loyola University Health System e riguarda il futuro rischio di osteoporosi e di fratture ossee dei soggetti che vi si dedicano in giovane età.

Nella ricerca su ratti indotti a consumare forti dosi di alcol si è infatti evidenziata una disregolazione a lungo termine di centinaia di geni coinvolti nella formazione ossea.

“Il risultato dello studio induce a concludere che stili di vita scorretti durante la giovane età si ripercuotono ne decenni successivi, anche sei i dati relativi agli animali non si possono evidentemente applicare in modo diretto all’uomo”, ha spiegato John Callaci, che ha partecipato alla ricerca.

La massa ossea viene perduta per tutta la vita adulta come effetto dell’invecchiamento; perciò qualunque fattore di inibizione dell’aumento della massa durante gli anni critici dell’adolescenza potrebbe aumentare il rischio di osteoporosi e fratture nella fase successiva della vita.

In termini di quantità, il binge drinking è definito come il consumo, in una stessa occasione, di almeno quattro bicchieri di alcolici per le donne e di almeno cinque per gli uomini, anche se per i forti bevitori tali dosi arrivano a 10-15 drink.

Secondo le statistiche, questa pratica comincia intorno ai 13 anni e raggiunge un picco tra i 18 e i 22 anni, diminuendo gradualmente nell’età successiva.

Nel corso di quest’ultimo studio, i ratti hanno ricevuto iniezioni di alcol per elevare i livelli sanguigni a 0,28 g/l per tre giorni consecutivi (consumo occasionale) o per tre giorni consecutivi per quattro settimane (consumo abituale). Nel primo caso sono stati riscontrati problemi nell’espressione di 300 geni implicati nella formazione ossea, mentre tale numero scendeva a 180 nel secondo caso. Oltre a ciò, si è verificato come gli effetti del consumo di alcol fossero a lunga durata: dopo 30 giorni di sobrietà, i geni erano ancora espressi in modo anomalo. (fc)
lescienze.it


 
 
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