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Fisiologia Il raffreddore 3

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L'avviamento alla guarigione e le complicanze
del raffreddore.

Se vi curate adeguatamente, verso il terzo
- quinto giorno il muco diventa più denso e giallastro. I brividi
scompaiono e le estremità ritornano calde. La febbre dal terzo giorno
diminuisce, e scompare verso il quinto. Le forze ritornano dopo 7 - 8
giorni dall’inizio della malattia. E’ questo un periodo molto
delicato. Il raffreddore è un avviso di stanchezza, e non va
assolutamente sottovalutato. E’ un segnale che richiama l’attenzione
verso noi stessi e le necessità del nostro corpo. Ci avvisa del nostro
errore più comune: essere eccessivamente proiettati verso l’esterno e
verso i segnali altamente stressanti che ci manda la nostra società. Il
raffreddore è come una spia luminosa, con una sirena che ci richiama al
rispetto dei bioritmi e delle nostre necessità interiori.

Talvolta sottovalutiamo questi segnali,
facendo due tipi di errori.

Il primo è quando prendiamo dei farmaci
sintomatici. Tachipirina, aspirina, antistaminici, hanno il pregio di
farci stare subito bene, e hanno il grave difetto di bloccare ogni
reazione di eliminazione del nostro organismo. Lo stesso effetto hanno
gli antidecongestionanti a spruzzo, che sono usatissimi. Bloccare in
maniera brusca una reazione infiammatoria di eliminazione ha sempre
conseguenze gravi. L’infiammazione, infatti, è una reazione che
elimina le tossine non smaltite attraverso i normali canali linfatico,
fegato, rene. Naturalmente deve rimanere entro parametri accettabili per
l’ammalato. Può andare fuori controllo in caso di contatto con un
microrganismo particolarmente virulento o di difese immunitarie
inadeguate. In tal caso un antibiotico può essere necessario su
giudizio del medico. Comunque la percentuale dei casi che si aggravano a
tal punto è molto bassa.

Gli antidecongestionanti che si spruzzano
nel naso hanno un altro difetto. Bloccando l’escrezione delle tossine,
le lasciano ad accumularsi nella mucosa nasale. Ciò può portare a
riniti croniche, sinusiti, e, nei casi gravi, ai polipi nasali, che sono
un tessuto ipertrofizzato per “stivare” l’eccesso di tossine di
una certa area.

Il secondo errore è di continuare la
nostra solita vita. Il corpo chiede riposo, e non ascoltare questo
messaggio significa andare verso un sicuro peggioramento. Oltretutto la
termoregolazione è carente, a causa del sistema endocrino scarsamente
funzionante. Uscire o esporsi a luoghi con correnti d’aria e
variazioni di temperatura è un buon metodo per avere un aggravamento e
favorire la comparsa di complicanze.

LE COMPLICANZE:



La più comune è sicuramente il mal di
gola.


Per contiguità l’infiammazione si
estende alle tonsille, e da lì può scendere lungo le vie aeree.


Un raffreddore mal curato può così
evolvere in faringite o bronchite, soprattutto se c’è una
sovrapposizione batterica. Ciò avviene sempre se il raffreddore non è
curato nei tempi e nei modi corretti. Nei casi gravi l’infezione
batterica può portare a polmoniti.

Un altro disturbo molto comune è la
sinusite.  In presenza di un blocco linfatico le cavità nasali e
frontali si riempiono di muco, che poi diventa pus quando permane nei
seni per giorni. Ciò può portare o alla risoluzione in tempi brevi
(una - due settimane), o ad un infiammazione cronica delle mucose nasali
e paranasali. Si arriva così alla produzione di muco, soprattutto al
mattino, che ostruisce il dotto di comunicazione tra naso e gola, ed è
inghiottito per liberare l’orifizio. E’ questo il segnale
patognomonico di cronicizzazione.


L’altra complicanza cronica sono i
polipi nasali.  Essi si
producono o per un eccesso di tossine o per un’iperreattività del
sistema immunitario, che si estrinseca nella zona più infiammata,
ovvero nell’anello più debole del corpo. Ci mettono molti anni per
nascere e per questo sono un segno di cronicizzazione antico.
Anch’essi possono regredire con un adeguata terapia omeopatica di
disintossicazione, che comunque durerà molti mesi, perché deve
riattivare una zona bloccata (nella sua capacità disintossicante) da molti anni.

 
 
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