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Fisiologia Agopuntura sempre più utile

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Tra eco-doppler e risonanze così la scienza misura l’antica medicina di Elena Dusi
Mal di testa, ansia, depressione ma anche difetti di digestione. Si moltiplicano gli usi della terapia. E nuovi studi confermano la validità degli effetti. E dell'agopuntura non ci si chiede più se funzioni o meno, ma si indagano le ragioni dei benefici
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I benefici dei cibi antiaging Ci voleva la tecnologia di oggi per dimostrare gli effetti dell'antica agopuntura. La risonanza magnetica che evidenzia l'attivazione delle aree del cervello legate alla percezione del dolore e l'ecografia doppler che misura l'aumento del flusso sanguigno sono solo alcuni esempi che confermano come la pratica orientale produca risultati ben visibili. A passare in rassegna gli esperimenti scientifici più recenti è un'inchiesta pubblicata ieri dal Wall Street Journal.

Alla luce di questi risultati, la battaglia fra favorevoli e contrari all'agopuntura si sposta su un nuovo terreno. Non ci si chiede più se applicare gli aghi attraverso la pelle produca un effetto nell'organismo. Questo appare ormai scontato, e il dilemma è piuttosto se il beneficio percepito dal paziente sia fisiologico o frutto di un effetto placebo. I corsi di agopuntura e medicina tradizionale cinese cominciano intanto ad affacciarsi nelle università italiane, come dimostrano i seminari organizzati a Bologna, Roma, Firenze, Milano e Brescia. Ed è la stessa medicina riconosciuta come ufficiale a chiedere più chiarezza su pratiche che secondo i dati Istat vengono richieste da pazienti che in maggioranza hanno una laurea.

Nel loro sforzo di svelare i segreti della medicina orientale, i camici bianchi "ufficiali" finiscono addirittura col suggerire benefici nuovi e inediti per l'agopuntura. Come i ricercatori dell'università di Stanford, che al congresso della Società americana per la medicina materno-fetale all'inizio di febbraio hanno presentato i loro risultati sull'effetto benefico di questa pratica per alleviare la depressione che colpisce alcune donne in gravidanza. E sempre il 4 febbraio sulla rivista Brain Research è stata pubblicata una ricerca dell'università inglese di York. Come molti altri studi in precedenza, gli scienziati hanno osservato che l'applicazione degli aghi riduce l'attività delle aree cerebrali su cui ricadono gli stimoli dolorosi.

Studi di questo tipo sul cervello vanno avanti ormai da una decina di anni. E anche se il meccanismo esatto attraverso cui l'agopuntura agisce non è ancora stato descritto nei dettagli, le conferme sulla sua efficacia hanno spinto l'anno scorso il "National institute for health" britannico a inserire la pratica orientale fra i trattamenti consigliati ai pazienti con mal di schiena (ma solo in seconda battuta, quando farmaci o altre terapie consigliate dai medici non sono riuscite ad alleviare il dolore). In molti ospedali americani, fra cui il Northwestern Memorial Hospital di Chicago, un ciclo di agopuntura viene offerto gratuitamente a tutti i pazienti oncologici per alleviare i fastidi della chemioterapia.

I risultati di una sperimentazione sui tumori del seno condotto dalla Columbia University sono stati pubblicati all'inizio di marzo sul Journal of clinical oncology. Il Wall Street Journal infine cita il servizio di applicazione degli aghi lungo i meridiani del corpo per risolvere i problemi di dolore osseo e articolare dei militari di esercito, marina e aeronautica statunitensi. Ma anche per alleviare lo stress in zone di guerra come Iraq o Afghanistan. Una delegazione di "agopunturisti senza frontiere" (Acupuncturists without borders" recentemente è stata spedita ad Haiti per fronteggiare il trauma del terremoto.

In Cina, non soddisfatti dell'uso dei normali aghi, è stata legalizzata due anni fa anche la pratica delle punture di api. Introdotta 3mila anni fa, questa tecnica sfrutta i presunti effetti benefici della tossina iniettata dagli insetti per ridurre il dolore a ossa e giunture. A seconda della reattività di un paziente, vengono usate da cinque fino a cento api per ogni seduta.
(Marzo 25, 2010)
larepubblica salute.it


 
 
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