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Alimentazione Tutti i benefici del vino rosso

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Ma attenti alle micotossine che spesso il vino contiene (NdR) Sulla rivista "Alcoholism: Clinical & Experimental Research"


Tutto dipende dalle quantità: un consumo da basso a moderato è in grado di ridurre la mortalità per tutte le cause, mentre il consumo eccessivo causa un danno d'organo multiplo Bere sì, ma moderatamente: è questa in sintesi l'indicazione che emerge da una metanalisi che verrà pubblicata sul numero di settembre della rivista "Alcoholism: Clinical & Experimental Research" di un ristretto numero di recenti studi sull'alcol, e in particolare sul consumo di vino rosso e sulle proprietà dei polifenoli, tra cui l'ormai famoso resveratrolo.

Un consumo da basso a moderato è in grado infatti di ridurre la mortalità per tutte le cause mentre il consumo eccessivo è causa di un danno d'organo multiplo.

"Gli studi sui benefici del vino rosso hanno quasi due secoli”, ha spiegato Lindsay Brown, professore associato della School of Biomedical Sciences dell'Università del Queensland e autore dello studio. “I media hanno cominciato a divulgare nei primi anni Novanta il concetto di 'paradosso francese' e l'ipotesi che proprio il consumo di alcol metta al riparo i francesi dalle patologie cardiovascolari nonostante il consumo elevato di grassi di origine animale. Tuttavia, gli studi sull'azione del resveratrolo, uno degli ingredienti attivi non alcolici del vino rosso, non sono comparsi fino al 1997, quando cominciarono i primi lavori sulla capacità di tale sostanza di prevenire il cancro”.

Il vino rosso infatti contiene una complessa miscela di composti bioattivi, tra cui i flavonoli, i flavan-3-oli monomerici e polimerici e le antocianine, oltre agli acidi fenolici, ai polifenoli e al resveratrolo.

Brown ha spiegato che alcuni di questi composti, e in particolare il resveratrolo, sembrano avere notevoli effetti benefici sulla salute.

"La gamma di benefici è notevole: si va dalla prevenzione del cancro alla protezione del cuore e del cervello fino alla riduzione delle patologie collegate all'età, agli stati infiammatori, al diabete e all'obesità”, continua Brown. "Da molto tempo viene dibattuta la questione di come un semplice composto possa avere questi effetti ma ora la risposta sembra delinearsi con la scoperta dei cammini molecolari che regolano la produzione dei componenti cellulari da parte del nucleo, specialmente per quanto riguarda la classe gli enzimi noti come sirtuine."

"Per quanto riguarda tumori e patologie cardiovascolari, può sembrare contraddittorio che un singolo composto possa essere benefico per il cuore prevenendo il danno cellulare e allo stesso tempo prevenire il cancro causando la morte cellulare”, ha concluso Brown. "La spiegazione più probabile, che deve essere comunque provata in modo rigoroso per molti organi, è che le basse concentrazioni attivino meccanismi di sopravvivenza delle cellule mentre le alte concentrazioni innescano i segnali di morte programmata nelle stesse cellule.” (fc)

lescienze.it


 
 
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