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Farmaci Pillola: buona o cattiva?

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Il rischio di cancro raddoppia per un uso di almeno cinque anni, ma torna al pari di chi non l'ha mai assunta a dieci anni dall’interruzione

Il rischio di ammalarsi di cancro al collo dell’utero è quasi doppio nelle donne che fanno un uso continuativo della pillola anticoncezionale per almeno cinque anni rispetto a quelle che non l’hanno mai assunta. La buona notizia è che tale rischio diminuisce dopo aver smesso la contraccezione ormonale, fino a tornare, dopo dieci anni, pari a quello di chi non l’ha mai iniziata. Sono i risultati di una revisione sistematica dell’85 per cento degli studi epidemiologici disponibili nel mondo sul carcinoma alla cervice, nata da una collaborazione internazionale (International Collaboration of Epidemiological Studies of Cervical Cancer) guidata da Jane Green dell'Università di Oxford, pubblicata su The Lancet. Sono stati raccolti e rielaborati, alla luce dell’assunzione di estro-progestinici, i dati di oltre 16mila donne malate e 35mila che non presentavano questa patologia, di diversa età, provenienza geografica, abitudini sessuali.

“L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha da tempo classificato gli anticoncezionali per via orale come cancerogeni, in particolare per quanto riguarda il collo dell’utero” spiega David Skegg, uno dei coordinatori dello studio. “Poiché questo tumore si manifesta in età avanzata, quando la donna ha smesso da anni la contraccezione, era importante capire se gli effetti persistono dopo l’interruzione”.

I dati suggeriscono un rapporto causa-effetto tra pillola e rischio di sviluppare il carcinoma, ma non chiariscono il meccanismo preciso. L’infezione da Papilloma Virus (Hpv) è causa necessaria per questo tipo di tumore e il virus si trasmette per via sessuale: le donne che adottano la contraccezione orale in alternativa al profilattico sono, pertanto, più esposte al contagio. Si può però anche ipotizzare una correlazione diretta tra l’uso di ormoni e l’instaurarsi dell’infezione persistente: gli estrogeni aumentano la trascrizione dell’Rna virale, mentre diminuiscono la risposta immunitaria dell’ospite. La pillola, può, infine, avere un ruolo nello sviluppo delle lesioni precancerose di grado severo. Non è stato, invece, dimostrato un loro ruolo nella trasformazione di queste lesioni in tumore maligno.

Secondo i ricercatori, questo studio su larga scala dovrebbe però rassicurare sull’uso della pillola in relazione al tumore: “gli ormoni sembrano responsabili di tre nuovi casi su 10mila donne, che scendono a due nei paesi con programmi di prevenzione, ma salgono a 40 in Africa” conclude Skegg. È necessario, quindi, aumentare gli screening nei paesi in via di sviluppo, piuttosto che evitare la contraccezione. “L’uso della pillola riduce e ritarda il numero dei parti: ciò, di per sé, previene l’insorgenza di cancro della cervice” aggiunge Jane Green, una delle autrici. (mi.m)

galileonet.it


 
 
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