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Fitoterapia La Curcuma, dispensatrice di fortune sotterranee

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Un condimento essenziale sulle nostre tavole

di Manuela Zippo (tratto da BioGuida n.6 Autunno 2004)

L’estate volge al termine e i colori che ci circondano ci aiutano ad accettare l’approssimarsi dell’autunno. Per qualche mese siamo stati spettatori e fruitori di colori sgargianti. Ci hanno accompagnato il verde smeraldo della vegetazione, l’azzurro brillante del mare, il giallo paglierino del grano e del sole. Ora il paesaggio sfuma dolcemente. Non più colori accecanti, ma colori che avvolgono, che raccolgono nella loro essenza il rigoglio e l’esuberanza estiva e li trasformano nelle calde e morbide tonalità della maturazione e della saggezza autunnale. E quindi profusione di marroni, celesti, sfumature di rossi, giallo ocra e naturalmente arancione. Arancione come il colore del sole che tramonta ad indicare l’inizio del percorso sotterraneo; un altro ciclo si è concluso e un altro sta per iniziare. La spezia che meglio rappresenta questo passaggio è la curcuma, di colore arancio brillante la cui radice ricca di proprietà benefiche si sviluppa nel sottosuolo. La Curcuma longa, è una pianta erbacea che appartiene alla famiglia dello zenzero ed è coltivata in India, Cina e Indonesia. La spezia si ottiene per polverizzazione delle radici, le quali solitamente vengono importate intere dal paese di origine e poi macinate. Qui vengono bollite, seccate, pelate e macinate per produrre miscele di spezie come il curry, il cui colore giallo-arancio deriva proprio dalla curcuma. Chiamata anche lo zafferano d’Oriente, nella Roma imperiale serviva come tintura conosciuta con il nome “terra merita” e nel Medioevo fu usata per colorare vetrate, alimenti e anche prodotti farmaceutici. Nel sedicesimo secolo divenne celebre in Occidente grazie alla dottrina della “segnatura” per la quale si riteneva che essa, grazie al suo colore giallo-arancio come quello della bile, fosse vantaggiosa nel trattamento dell’itterizia. Pertanto figurò tra i medicamenti per le affezioni del fegato. Oggi numerosi studi scientifici dimostrano che la curcuma possiede principi attivi che svolgono azione coleretica, colagoga e epatoprotettiva. In India, in antichità, la si utilizzava per tingere le fibre tessili. Le donne inoltre la usavano come cosmetico ed era nota per i suoi effetti curativi donando a chi la usava un colorito dorato. Chitra Banerjee Divakaruni cita nel suo libro “La Maga delle spezie” : ”Sollevando il coperchio del contenitore accanto alla porta della bottega, se ne percepisce subito l’odore, anche se ci vuole un attimo prima che il cervello ne registri l’aroma sottile, lievemente amaro come quello della nostra pelle, e quasi altrettanto familiare. Accarezzatene la superficie con la mano, e la serica polvere gialla vi infarinerà il palmo e i polpastrelli. Polvere d’ala di farfalla. Avvicinate la mano al volto. Strofinatevi le gote, la fronte, il mento. Non abbiate timore. Per millenni prima dell’inizio della storia, le spose e le fanciulle che aspiravano a maritarsi hanno fatto lo stesso. Imperfezioni e rughe scompariranno, grasso e segni del tempo saranno spazzati via. Per giorni, in seguito, la pelle brillerà di un pallido bagliore dorato”. La curcuma ha innumerevoli proprietà farmacologiche. Numerosi studi scientifici dimostrano che questa spezia ha effetti salutari sull’apparato digerente, cardiovascolare, affezioni reumatiche e sistema immunitario. Spiccata la sua attività antiossidante. In India oltre che nella cucina è usata per le sue proprietà antinfiammatoria, antiartritica , reumatica e come antibiotico naturale. Grazie ai suoi effetti purificanti può esser utilizzata in diete disintossicanti e aggiunta in cottura al riso dona un’aroma sottile e un bel colore dorato. In caso di sintomi da raffreddamento si può versare mezzo cucchiaino di polvere di curcuma in una tazza di acqua bollente e lasciarla riposare per 10 minuti, quindi si aggiungono mezzo cucchiaino di zenzero e miele e si beve l’intruglio più volte al giorno. Anche l’applicazione sui foruncoli antiestetici con curcuma e acqua è utile ma è meglio farlo prima di andare a letto visto il suo colore giallo brillante. Quando l’impasto si essicca si sciacqua con dell’acqua. Nella tradizione ayurvedica la curcuma assume un ruolo molto importante. E’ classificata come amaro e viene consigliata per equilibrare l’eccesso di Kapha. E’ meglio comperarne poca alla volta perché tende a perdere sapore molto in fretta e inoltre per assimilarla meglio è utile assumerla con una base lipidica come la lecitina o altri acidi grassi essenziali durante i pasti.

Qualche ricetta

Dhal di lenticchie rosse:

Lavare più volte in acqua fredda 180 g di lenticchie rosse, scolarle, metterle in una casseruola con 9 dl di acqua e portare ad ebollizione. Schiumare la superficie, aggiungere una fetta di zenzero fresco e 1 cucchiaio scarso di curcuma, cuocere per 30 minuti, quindi regolare di sale. In un padellino scaldare per 1 minuto 2 cucchiai di olio di semi o di oliva leggero con 1 cucchiaino di cumino e 2 peperoncini rossi piccanti, privati dei semi e affettati. Versate l’olio speziato nel dhal, lasciare riposare, spremere un succo di limone e servire con riso e yogurt bianco.

Polvere di curry leggermente piccante:

1 cucchiaino di peperoncino in polvere
1 cucchiaino di pepe nero macinato
1 cucchiaino di cumino
1 cucchiaino di semi di coriandolo
1 cucchiaino e mezzo di curcuma macinata
1 cucchiaino di baccelli di cardamomo
1 cucchiaino di fieno greco macinato

Bibliografia:
“La maga delle spezie” Chiara Banerjee Divakaruni, Ed Einaudi.
“India in cucina” A. Avallone Ed Mondatori.
“La via delle spezie” E. Riva, Ed. GVedizione.
“Trattato di medicina naturale” Pizzorno Murray, Ed. UTET.
“Spezie” M.A.Webb, Ed. Idealibri.
“Le Spezie” M.C. Salemi, Ed. Cardini.
“Le Erbe della salute” Deepak Chopra, Ed Sperling & Kupfer.


 
 
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