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Segnali del corpo La babele dei gesti

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Una ricerca svela come l’etnia o il paese di appartenenza influenzano la comprensione della comunicazione non verbale


Un pollice alzato per dire che va tutto bene o un indice per indicare qualcuno. Sono gesti familiari, nella nostra società. Eppure non sempre sapremmo interpretarli. Non conta solo conoscerli, infatti, ma molto dipende da chi li esegue. La comprensione, insomma, è maggiore quando il gesticolante è un connazionale piuttosto che uno straniero. E’ quanto suggerisce uno studio condotto da Istvan Molnar-Szakacs e Marco Iacoboni dell’Università della California di Los Angeles e apparso su Plos One.


Al centro della ricerca ci sono i neuroni specchio, cellule nervose che si attivano quando un individuo compie un’azione o osserva qualcun’altro. Questi neuroni hanno un ruolo chiave nell’apprendimento, perché permettono di imparare per osservazione e imitazione, e nelle interazioni sociali, consentendo di provare empatia o di interpretare le azioni altrui. I ricercatori hanno misurato con la stimolazione magnetica transcranica l’attività dei neuroni specchio di un gruppo di statunitensi intenti a osservare due attori, uno della loro stessa nazionalità e l’altro nicaraguense, mentre svolgevano una serie di gesti con le mani nei diversi codici culturali (americani e nicaraguensi) o del tutto inventati. Dai dati è emersa una diversa risposta dei neuroni a seconda che il linguaggio dei gesti venisse impiegato da un connazionale oppure da uno straniero.


Nei volontari, infatti, è stata rilevata una più intensa attività dei neuroni specchio mentre osservavano l’attore americano. Per contro, questa calava nettamente quando a compiere i gesti era l’attore centroamericano. Ciò, secondo i ricercatori, indicherebbe che il sistema neuronale processa le informazioni in maniera differente a seconda che a fornirle sia un membro della propria etnia o cultura o un membro di un altro gruppo. “I dati mostrano le risposte neurobiologiche a stimoli tipici di una determinata cultura”, ha spiegato Molnar-Szakacs. “Aver individuato come l’etnia e la cultura interagiscano per influenzare l’attività del cervello può avere implicazioni per l’apprendimento delle abilità motorie e linguistiche, per la comunicazioni tra gruppi diversi e nello studio delle attitudini verso altre culture”. (r.p.)

galileonet.it


 
 
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