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Farmaci Lo sballo si fa «furbo»

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In vendita anche in erboristeria, droghe furbe ma pericolose
31/10/2006
di Giacomo Galeazzi




La vetrina di uno smart shop
ROMA. Nei pronto soccorso arrivano sempre più pazienti con strani sintomi di gravi intossicazioni e spesso rischiano la vita, perché i medici non conoscono i principi attivi delle sostanze che li ha ridotti in quello stato. L’Istituto Superiore di Sanità lancia l’allarme: medici e strutture ospedaliere non sono in grado di far fronte al boom di «bio-tossici». L’emergenza droga è «fuori controllo» nel mondo (il 5% della popolazione globale è tossicodipendente) e in Italia è esploso il consumo di «smart-drugs», pericolosissimi allucinogeni naturali in vendita su Internet e in erboristeria. E contro il dilagare delle droghe (ne abusano in 200 milioni), l’Oms lancia un piano in quattro parti: repressione del narcotraffico, prevenzione, cura e riabilitazione. Negli ultimi 15 anni i sequestri di droga nel mondo sono aumentati del 400%. Ventidue milioni di persone abusano di cocaina, 25 milioni di oppiacei (eroina, morfina e oppio), ma la sostanza più richiesta è la cannabis (160 milioni). E 250 mila persone all’anno muoiono nel mondo per abuso di droghe.

SBALLO FURBO
Intanto lo sballo si fa «furbo», nel senso che passa sempre di più attraverso la via legale, sfuggendo a divieti e controlli. Così cresce il business delle «smart-drugs», definite appunto «droghe furbe» perché fuori dalle classificazioni in vigore. Sono sostanze per lo più di origine vegetale, che si possono acquistare in uno degli oltre 100 negozi specializzati («smart-shop»), via Internet, ma anche, in alcuni casi, in erboristeria.

«Le aziende propongono lo sballo con prodotti naturali ed erboristici, ma ciò che è naturale non sempre è innocuo - avvertono le autorità sanitarie -. Dire che una droga è “buona” perché “bio”, è un’ingannevole e criminale forma di marketing». Gli operatori dei pronto soccorso e dei centri antiveleni hanno enormi difficoltà ad individuare e curare le intossicazioni causate dalle smart-drugs. «E’ un fenomeno preoccupante, con conseguenze pesantissime - denuncia il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Enrico Geraci, alla Conferenza sulle tossicodipendenze -. Ad aggravare la situazione sono la ridotta conoscenza dei principi attivi alla base di tali sostanze e la difficoltà di diagnosi di queste intossicazioni». Le «smart-drugs» promettono di aumentare le potenzialità cerebrali, nonché di migliorare le performance fisiche e sessuali, suscitando al contempo allucinazioni e perdita di controllo.

SOSTANZE ALLUCINOGENE
Sono composti sia di origine vegetale sia sintetica che contengono vitamine e principi attivi di estratti vegetali (i più diffusi sono l’efedrina, la caffeina, la taurina), ma anche sostanze con caratteristiche allucinogene: arancio amaro, lattuga selvatica, fungo ovolo malefico, ginseng indiano, menta magica, malva branca. Erbe che fumate con una pipa, masticate o bevute producono «paradisi artificiali» tipo Lsd. E si tratta di un universo sterminato di prodotti. Bevande energetiche, pastiglie e droghe cosiddette etniche, etnobotaniche, biodroghe, eco-drugs (semini hawaiani o messicani, assenzio). Etichette «trendy» che nascondono gravissimi rischi. Prodotti venduti, oltre che al naturale, in misture composte (riconoscibili attraverso la dicitura 10X o 15X), che possono rivelarsi estremamente dannose poiché il principio attivo è in quantità concentrata. Il comun denominatore è proprio la «furbizia»: non sono perseguite dalla legge, in quanto non figurano come tali o come principi attivi nelle tabelle degli stupefacenti.

A farne uso sono specialmente studenti sotto esame e uomini tra i 40 e 60 anni alla ricerca di sostanze «simil-viagra». Due i canali attraverso cui si reperiscono più facilmente le «smart-drugs»: Internet e gli smart-shops (110 in Italia). Un canale di spaccio finora sconosciuto ma con un fatturato mondiale di circa un miliardo di dollari l’anno. E «furbi» sono anche i rivenditori. Queste droghe sono spesso commercializzate sotto forma di semi da collezione, profumatori ambientali e incensi. Il loro reale utilizzo, però, è ben diverso.

lastampa.it


 
 
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