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Alimentazione Pizza: occhio all'involucro tossico

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E poi spesso non è neanche cotta bene..
Benzene, ftalati, fenoli, naftalene sono solo alcune delle sostanze tossiche, e non ammesse nella carta destinata a venire a contatto con gli alimenti, che pare si possano trovare in alcuni cartoni per le pizze utilizzati nel nostro Paese. In particolare recentemente un laboratorio di Pavia ha trovato in alcuni cartoni di pizza, provenienti da quattro fabbriche diverse, almeno sei tipi diversi di composti fenolici che potevano essere rilasciati all'alimento. Le analisi, che sono state condotte mediante gascromatografia, hanno rivelato anche la presenza di dietilesilftalato, una sostanza bandita dall'Unione Europea da tutti gli oggetti di largo consumo, tra cui anche i cosmetici, a causa della sua tossicità.

Anche un laboratorio dell’Università di Milano ha trovato ftalati in 8 cartoni per la pizza comunemente utilizzati in tutto il territorio nazionale. Tra le varie sostanze rilevate il laboratorio ha trovato anche il di-isobutilftalato. Le analisi sono state condotte facendo passare una corrente di vapore sulla parte interna del cartone che viene a contatto con l'alimento, in modo da simulare le condizioni in cui la pizza appena sfornata vene inserita nella confezione, e poi sono state svolte le analisi di migrazione degli elementi. Sull'alimento sono state svolte anche analisi olfattive e gustative, che hanno mostrato un pungente odore e sapore tipico della contaminazione da queste sostanze tossiche.

Il Ministero della Salute ha precisato che l'uso di materiale riciclato, probabile causa di questi avvenimenti, è vietato nei cartoni per la pizza da asporto e che il suo utilizzo è consentito solo per le confezioni di quegli alimenti definiti solidi secchi tra cui non rientra la pizza. Il Ministero della Salute aveva anche ribadito agli organi di controllo le disposizioni comunitarie vigenti in materia di igiene degli alimenti e materiali in contatto con gli alimenti, sottolineando le le responsabilità delle imprese dei settori interessati.

** Come dimostra la vicenda dell'ITX, i controlli sui materiali a contatto con gli alimenti non sono ancora sufficienti, in presenza di un'industria che non riesce complessivamente a garantire una qualità adeguata. A volte i limiti legali sono rispettati, altre volte no, ma resta l'impressione di una difficoltà a rispondere alle moderne esigenze di sicurezza. Per l'industria dei materiali è necessario avvalersi di consulenti all'altezza della situazione ed operare le scelte necessarie a proteggere la sicurezza degli alimenti. Gli utilizzatori devono richiedere garanzie in questo senso. Per il consumatore, che in questo caso non è in grado di verificare la qualità dell'imballaggio, il consiglio è di non riscaldare la pizza in questi cartoni.

(7/4/2006)
http://www.sicurezzadeglialimenti.it/

Link:

http://www.ilsalvagente.it/modules.php?name=News&file=article&sid=67
(lingua italiana – la notizia dal sito di "Il Salvagente")
http://www.ministerosalute.it/imgs/C_17_comunicati_909_testo.rtf
(lingua italiana – la smentita dal sito del Ministero della Salute - formato rtf)


 
 
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