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Ogm I problemi degli OGM

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Pubblichiamo l'ntervista al prof. Adolfo Panfili fatta da Kataweb, che ci sembra offrire una buona panoramica sul problema. " A PROPOSITO DI OGM"









Per avere il parere di un eminente scienziato sulle biotecnologie e sull’applicazione degli organismi geneticamente modificati in agricoltura abbiamo incontrato il prof. Adolfo Panfili: del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università degli Studi di Siena, Specialista in Ortpedia e Traumatologia presso l’Universita’ Cattolica, co-fondatore della Rivista Medica Italiana, fondatore e Presidente Onorario dell’Associazione Internazionale di Medicina Ortomolecolare (su volere del premio Nobel Linus Pauling e’ stato il primo ad aver introdotto in Europa ed Italia la Medicina Ortomolecolare), Tutor per l’omeopatia e l’agopuntura presso riconosciuto dalla CEE ed autore di molti libri tra i quali "Ogm e clonazione: la bomba e’ nel piatto".



Professore, quali, se esistono, i vantaggi reali dell’introduzione degli Organismi geneticamente modificati in agricoltura?

Di vantaggi in agricoltura si potrà parlare solo dopo aver eseguito studi che consentano realmente di valutarne l’incidenza. Già per ora il Nuovo Rapporto della Monsanto è quantomeno sconcertantere ed eloquente piuttosto del contrario. Infatti nuove analisi condotte sulla soia transgenica "Roundup Ready" evidenziano profonde alterazioni genetiche nella soia OGM prodotta da questa multinazionale. Ciò assume ancor più fosche tinte se solo si osserva che dei 10 milioni di soia importati nel ns paese, un buon 40 % del totale (qualcuno afferma l’80%) è costituito da soia transgenica come ha affermato il 6 Febbraio 2001 nel corso di una conferenza Stampa il collega Prof. Gianni Tamino del Comitato Nazionale Biosicurezza e Biotecnologie.

Inoltre il 18 maggio 2000: i responsabili della multinazionale Monsanto hanno convocato un incontro con i rappresentanti dell’autorità di controllo britannica "Advisory Committee on Novel Food and Processes (acnfp)" allo scopo di chiarire alcuni aspetti relativi alla soia geneticamente modificata "Roundup Ready", di cui la Gran Bretagna è stata la nazione referente in Europa per le prove sperimentali.

Nel corso dell’incontro è emersa una scioccante rivelazione, infatti i responsabili della Monsanto hanno comunicato all’ACNFP di aver riscontrato, dopo ulteriori analisi sulla soia "Roundup Ready", due sequenze genetiche nuove e impreviste rispetto a quanto descritto nel 1996 nella notifica autorizzativa per la commercializzazione.

Ulteriori analisi di Southern blot (il DNA frammentario viene fissato su di un supporto solido) e successivo clonaggio e sequenziamento hanno evidenziato la presenza di un nuovo inserto genetico composto da 937 paia di basi e con 72 paia di basi di omologia con il gene CP4-EPSPS (gene inserito nella soia per la tolleranza all’erbicida glufosinato)

Il sequenziamento delle regioni fiancheggianti l’inserto principale ha evidenziato la presenza di un frammento genetico di 250 paia di basi del CP4-EPSPS all’estremità 3 dell’inserto.



Le due sequenze generiche nuove e impreviste sono state analizzate per quanto riguarda le proteine eventualmente espresse (ogni gene contiene infatti l’informazione per sintetizzare una proteina), ma la tecnica di Northern blot (tecnica per isolare l’RNA, cioè il passaggio intermedio tra DNA e proteina espressa) non è stata in grado di rilevarle. A questo proposito Monsanto ipotizza che, in base alla loro composizione, queste sequenze geniche siano impossibilitate a sintetizzare proteine.

Resta tuttavia inspiegabile il motivo che ha indotto Monsanto a non analizzare l’espressione proteica delle nuove sequenze utilizzando tecniche molto più sensibili come la RT-PCR o l’RNA se protection.

L’instabilità genetica riscontrata è forse una prevedibile manifestazione di flusso genetico? Ciò di cui si ha invece certezza, per stessa ammissione del rapporto di Monsanto, è che l’assetto genetico della Soia Roundup autorizzata non corrisponde più a quello della Soia Roundup attualmente commercializzata.







E questa documentazione ancora non esiste?



Non esiste uno studio scientifico in grado di provare l’efficacia degli Organismi Geneticamente Modificati in agricoltura. Anzi: le linee transgeniche sono per natura instabili infatti:

· la tecnica della coltura tissutale introduce di per sé nuove variazioni genetiche con un’altra frequenza (fenomeno come variazioni somaclonali). Questo molto probabilmente perché le cellule sono rimosse dall’ambiente fisiologico interno della pianta il quale, insieme all’ambiente ecologico, mantiene stabili l’espressione genica, la struttura del geni e il genoma nelle cellule e nell’organismo nel suo insieme. Unilever ha utilizzato tecniche di coltura tissutale per rigenerare la palma da olio da piantare in Malesia molti anni fa: l’esperimento è stato abbandonato, perché molte piante sono morte o non hanno prodotto fiori.



· il processo di inserzione genica è casuale, cosa che può causare molti effetti genetici collaterali.



· il DNA estraneo integrato nel genoma degli organismi transgenici altera la strutura dei suoi cromosomi e può innescare nuovi arrangiamento cromosomici, influenzando ulteriormente la funzione genica.



· il vettore integrato che contiene il transgene e il gene marcatore ha il potenziale per fuoriuscire nuovamente e per inserirsi in un’altra posizione, provocando ulteriori alterazioni genetiche.



· il forte carattere a mosaico della maggior parte dei costrutti vettoriali li rende strutturalmente instabili e inclini a ricombinarsi. Questo potrebbe essere il motivo per cui le piante transgeniche resistenti al virus generano virus ricombinanti più facilmente delle piante transgeniche.



· l’uso di promotori aggressivi, spesso tratti da virus per aumentare l’espressione dei transgeni provoca stress, sbilancia il sistema fisiologico e potrebbe di conseguenza, contribuire all’instabilità.



· tutte le cellule possiedono meccanismi che inattivano e facilitano i geni estranei. Un comune meccanismo è la metilazione (reazione chimica che aggiunge un gruppo metilico alla base adenina e citosina del DNA) che blocca l’espressione del gene.



La resistenza spesso coinvolge ipermutazioni o amplificazioni dei geni che codificano per gli enzimi in grado di detossificare le sostanze chimiche, e far parte dei meccanismi del "genoma fludio" che si riscontrano in tutte le cellule esposte a sostanze tossiche. La tolleranza al glufosinato si può indurre facilmente nelle linee cellulari vegetali esposte agli erbicidi, e coinvolge amplificazioni di geni detossificanti. Allo stesso modo, le piante transgeniche tolleranti agli erbicidi affretteranno il processo di diffusione di tolleranza agli erbicidi fra le piante infestanti, ancge in assenza di impollinazione incrociata.



E la resistenza degli Ogm ai pesticidi e alle pesti?

Questo non e’ confermato, anzi tutt’altro. E poi in che arco di tempo riusciamo a mantenere un vantaggio? Le biotecnologie devono poter usufruire di un concetto di sicurezza, deve esserci un contenimento dei fattori di rischio, anche ambientali. Bisogna vedere anche che livello di educazione e di sensibilizzazione c’e’ negli utilizzatori di questa metodica. A me sembra che si stiano veramente precorrendo i tempi.



Ci sono danni gia’ conosciuti legati alla distribuzione di Ogm in campo aperto. E’ gia’ certo, per esempio, che un campo transgenico, tramite il polline, inquina i campi "naturali" vicini. Che ne pensa?

Si’, e’ vero. Esiste un’induzione, una migrazione della semente che puo’essere inquinante ed inquinata. Inquinante nel senso che puo’ andare ad attivare delle derivazioni genetiche ulteriori, superiori di quella della semente gia’ biologicamente modificata. Ma possono nascere anche altri cloni dei quali noi non sappiamo il reale comportamento a distanza. Percio’ stiamo giocando veramente Alla roulette russa con il tamburo del revolver completamente carico.



C’e’anche un problema legato alla biodiversita’?

Glia Americani sono uno splendido popolo che a scelto di standardizzare ahimè la loro qualità di vita. Guardate i loro shopping centre, i loro alberghi, i loro campi da golf o di football, i loro grattacieli, persino la loro scrittura è standardizzata. Anche nei lineamenti hanno finito per assomigliarsi….la biodiversità per loro è un controsenso scomodo commercialmente da gestire, nell’era del franchising totale.

Nel mondo dell’industria e del commercio la produzione materiale ha cominciato ad offuscare quella culturale. Le multinazionali dei media stanno impiegando la rivoluzione digitale nelle comunicazioni allo scopo di connettere il mondo e, nel farlo, spingono inesorabilmente la sfera economica nel dominio di quella economica, dove tutto viene mercificato sotto forma di esperienza culturale, spettacoli commerciali di massa, intrattenimento individuale e magari contrabbandato per "Scienza".

Il passaggio dalla vecchia economia alla nuova è in corso da tempo e la mercificazione della cultura porta con sé un cambiamento fondamentale nella natura dell’occupazione. Nel XXI secolo, una quota sempre più consistente di lavoro umano, fisico ed intellettuale, dalle mansioni manuali ripetitive alle più sofisticate attività professionali, sarà svolta da macchine pensanti. Forse nel 2050 , basterà il 5% della popolazione adulta per gestire e far funzionare i settori produttivi tradizionali. Le nuove opportunità di occupazione si avranno, per la maggior parte, nelle attività culturali remunerate al servizio della sfera economica. E’ questo il caso delle sementi

Molte di queste sementi, come per esempio la semente "terminator", prevede la semplificazione di alcune biotipologie – come i tipi di riso- che perdono la caratteristica di biodiversita’ che ha consentito l’evoluzione della razza umana. Monoibridandole, creando un basso indice di biodiversita’, diminuiamo la chance di ricombinazione a livello genico oltre che delle sementi stesse anche di chi utilizza queste sementi. Ricordiamoci che la forza di una razza, sia nell’ambito del mondo animale sia di quello vegetale, e’ insita nella diversita’. L’endogamia (matrimonio tra consaguinei, sia nel mondo vegetale che animale) porta rapidamente all’indebolimento prima ed alla scomparsa della specie in questione in base al Principio Darwiniano della "sopravvivena del più adatto" (The survival of the fittest, nda).

E’ necessario pertanto mantenere e proteggere l’eterogeneità e mantenere un sistema aperto in entrata e in uscita per garantire la vita e la sua qualità.



Dietro alle biotecnologie c’e’ un business enorme.

L’India, secondo paese al mondo per popolazione, con grande atto di forza ha proibito l’uso della tecnologia Terminator concepita da Melvin Oliver del Dipartimento dell’Agricoltura Americano (USDA) concepita per impedire all’agricoltore di riutilizzare le sementi costringendoli a pagare ogni anno l’accesso a sementi che un tempo essi stessi producevano e riutilizzavano per anni ed anni dopo l’acquisto iniziale.

Per milioni di coltivatori, la cui sopravvivenza è legata ai semi che riescono ad accumulare e scambiare con i vicini, in un commercio informale e sotterraneo, dover negoziare con le multinazionali delle bioscienze un accesso alle sementi limitato ad un unico ciclo produttivo, potrebbe significare un passo verso lo sfacelo. Pensate al rischio di guerre, sommosse civili e catastrofi naturali di ogni genere, in situazioni di questa portata, le scorte di sementi possono essere distrutte e non rese disponibili e se gli agricoltori non possono seminare quello che raccolgono e sono completamente dipendenti da questo sistema, si aprono le porte alle possibilità di carestie e denutrizione….e questo solo per il business di poche multinazionali.

La biotecnologia degli OGM riguarda la Scienza della Nutrizione, pilastro fondamentale di qualsiasi branca medica e come tale non può essere gestita solo da strutture commerciali che giustificano solo dei targets eminentemente economici di guadagno. Sicuramente gli Ogm potrebbero essere un business estremamente conveniente, ma a che prezzo?

Creare la dipendenza di popolazioni orientali nei confronti degli USA per l’acquisto di sementi Terminator a chi giova?

Colonizzare l’Oriente trasformandolo in un cliente delle multinazionali occidentali?

Sembra un incubo riuscito, cerchiamo ora, se è ancora possibile di svegliarci e di recuperare il senso comune delle cose.

Chi sperimenta e chi produce rappresentano grandezze non univoche. Così come patate e fragole non sono uguali e tali devono restare, altrettanto scienza e commercio dovrebbero restare distinte. Secondo il Principio Fondamentale dell’Indeterminazione della Meccanica Quantistica di Werner Heisenberg che ammonisce che è il processo stesso di misurazione perturba il sistema osservato, pertanto "ogni volta che uno scienziato viene condizionato nella sua osservazione" da qualcosa o da qualcuno….l’esperimento dal suo punto di vista, perde di scientificita’, perché inficiato dalle aspettative di chi "tifa" in maniera più o meno spudorata perché lo svolgimento dell’evento stesso segua tappe già preordinate e prevedibili.

Anche se nel mondo macroscopico degli interessi commerciali questo principio sembra avere un’influenza trascurabile, l’introduzione di valori d’incertezza minimi nelle misure rendono gli eventi fisicamente osservabili parziali ed incompleti essendo tutte le teorie plausibili solo a livello statistico..e la statistica è risaputo studia i fenomeni collettivi di qualunque genere servendosi di metodi matematici fondati sul calcolo delle probabilità e nella scienza ora come non mai c’è bisogno di più certezze, le probabilità sembrano non essere più sufficienti in questa New Economy.

Gli scienziati dovrebbero ottenere risultati scientificamente riproducibili, obiettivi e coerenti indipendentemente da chi finanza le loro imprese e a dispetto delle loro aspettative.

Ciò non dovrebbe stupire più di tanto se si considera che più dell’80% della Ricerca Scientifica moderna è finanziato dalle multinazionali. Ciò significa che la ricerca scientifica è posseduta dalle multinazionali stesse, che "tifano" affinchè i loro esperimenti scientifici confermino le loro aspettative commerciali, ecco perché la Scienza è più florida negli USA, più che in ogni altro L’Italia è un paese essenzialmente unico nel quale la biodiversità nel corso di secoli e millenni ha contribuito a renderlo prezioso ed inimitabile . Pensate al Parmigiano Reggiano, al Chianti, al Brunello di Montalcino, alla dieta mediterranea, ecc.

Tutti questi gioielli spariranno come per sortilegio improvviso se i nostri cugini "impazziti" continueranno a clonarci anche l’anima..



E’ vero che essere scienziati in Italia e’ cosi’ difficile?

Ribalterei la proposizione affermando piuttosto che "fare Scienza serenamente" oggi è paradossalmente più difficile in sistemi ove la redittività commerciale premia più del risultato obiettivo finale creando i presupposti della realizzazione di una scienza consumistica e non del consumismo della scienza, che dovrebbe sottendere al perseguimento di una scienza votata a migliorare la qualità della vita asservendosi alle vere necessità umane e non il portafoglio degli appaltatori commerciali.In Italia esistono possibilità a tutt’oggi inespresse, ma nutro profonda fiducia nelle capacità degli italiani come popolo che ha fatto della biodiversità il suo emblema, la sua cultura, la sua realtà veramente unica.

Mio nonno paterno mio omonimo, che fu Direttore del Ministero dell’Agricoltura e Foreste molti decenni orsono soleva rispondere a chi gli chiedeva quale fosse la malattia più grave per l’Umanità: "la Cretinaggine! Infatti un cretino rimane un cretino sia che lo si trasporti al Polo Nord o al Tropico del Cancro". Penso che per gli scienziati possa valere lo stesso principio (non quello della cretineria, ovviamente) ma piuttosto il concetto che se ami fare qualche cosa sia essa Scienza o vendere i giornali ai semafori, l’importante è farlo bene e…divertendosi e dando il meglio di sè.

E poi forse più che di un problema di carenza di fondi (che comunque e’ un problema reale), sarebbe più giusto parlare di una carenza di vocazioni a fare una scienza meno opulenta ed un po’ più francescana a prescindere da ubicazioni topografiche che diciamocelo pure sono sempre piuttosto relative..

Forse a volte non si fa qualche ricerca perche’ e’ "scomodo" farla e si sceglie di farne un’altra solo perché è più ben remunerata.

Comunque non si può generalizzare perché esistono scienziati che hanno scelto di costruire qui il loro santuario interiore infischiandosene dei blasoni. Anche qui vale il socratico concetto del "Suino felix o del filosofo scontento.." per quale retaggio decidiamo di propendere?

L’Italia non un posto dal quale fuggire, ma uno splendido paese dove scegliere di restare per ricostruire ciò che i nostri avi dall’epoca di Augusto avevano intrapreso rendendoci un faro di luce risplendente per l’umanità intera.



Firmerebbe l’appello di 885 scienziati che, richiamando il "Principio di Precauzione", appoggiano la posizione assunta dal Ministro Pecoraro Scanio?

Più che della mia modesta ed insignificante firma di medico credo che il Ministro abbia bisogno di ritrovare un po’ di fiducia in se stesso e nella classe degli scienziati illuminati che possono meglio di chiunque altro aiutarlo nella diffusione della presa di coscienza e consapevolezza scientifica di un popolo, quello italiano che vuole sapere e conoscere per poter rendere l’Italia ed il mondo intero un posto più ospitale per tutti. Ripeto, se c’e’ un contatto diretto tra il finanziatore e l’esecutore dello studio, noi contravveniamo il primo principio della scienza. Il Principio di Precauzione, non può prescindere dal creare una consapevolezza comune che renda ogni singolo individuo parte integrante del tutto come nell’Apologo di Menenio Agrippa al popolo romano.


 
 
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