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Fisiologia Clamidia: può compromettere la fertilità.

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Gli adolescenti maschi sono spesso vittime ignare della clamidia, che si trasmette sessualmente. Va scoperta e trattata in fretta...


Gli adolescenti maschi sessualmente attivi sono spesso vittime ignare della clamidia, una malattia sessualmente trasmissibile tra le più comuni, causata dal microrganismo Chlamydia trachomatis. Per diagnosticare questa infezione tanto diffusa sarebbe quindi opportuno eseguire di routine anche nei «maschietti», come già accade, quanto meno negli Stati Uniti, nelle giovani sessualmente attive, il test delle urine volto all’identificazione del microrganismo. L’invito a dare più attenzione alla diagnosi dell’infezione anche nei ragazzi viene da alcuni ricercatori dell’University of California di San Francisco, autori di uno studio appena pubblicato sulla rivista specializzata American Journal of Public Health.

LA SITUAZIONE – Sarebbe in effetti auspicabile incentivare lo screening per la clamidia negli adolescenti sessualmente attivi. «In Italia questo non si fa nella routine per i ragazzi, ma neanche per le ragazze. Diversamente da quanto accade negli Usa, quanto meno per le adolescenti, non è, infatti, mai stato attivato uno screening su larghe fette di popolazione» riferisce Giario Conti, direttore dell’Unità operativa di urologia dell’Ospedale Sant’Anna di Como. Negli Stati Uniti il progetto di screening per la presenza di clamidia nelle giovani donne di età compresa tra i 15 e i 24 anni ha preso il via nel 1987. Secondo i Centers for Diseases Control and Prevention statunitensi l’attuazione dei programmi di screening per numerosi anni consecutivi si è rivelata efficace nel ridurre la prevalenza dell’infezione, diminuendo così l’occorrenza di serie conseguenze nella popolazione femminile. « E’ particolarmente importante individuare la clamidia perché a lungo andare questa infezione può avere ricadute molto pesanti e non solo nelle donne» fa notare l’esperto.

SINTOMI - La clamidia viene spesso definita infezione silenziosa perché nella grande maggioranza dei casi i sintomi, almeno inizialmente, non sono evidenti, cosa che contribuisce a spiegare perché sono poche le persone infette che arrivano ad rendersene conto e si sottopongono a una terapia mirata. Nella donna l’infezione dà in genere sintomi molto sfumati come senso di tensione addominale, crampi e a volte perdite anomale. Alla lunga, se trascurata, può inoltre portare a un’infiammazione pelvica cronica, caratterizzata da dolore addominale e pelvico. «Non solo, può compromettere la fertilità e favorire gravidanze extrauterine» spiega Conti. «Anche nell’uomo i sintomi sono in genere molto lievi – continua l’esperto -. A volte sono sovrapponibili alla cosiddetta prostatite cronica aspecifica che comporta senso di tensione perineale, sensazione a volte di fastidio o di bruciore all’uretra, disturbi quando si urina. Molto spesso vediamo e scopriamo queste prostatiti croniche da clamidia nei paziente che si presentano per fare una valutazione per l’infertilità. L’infezione cronica a livello seminale può infatti comportare una riduzione della fertilità, tanto più reversibile quanto prima la si cura. Come per molte patologie croniche più tempo passa dal momento dell’infezione, più possono esserci problemi».

LE CURE – La cura dell’infezione è molto semplice e si avvale di alcune classi di antibiotici, a volte usati in modo sequenziale, ovvero si dà più di un antibiotico in successione. Quando si ha che fare con coppie consolidate la terapia va fatta da entrambi i partner per evitare di entrare in un circolo vizioso che può durare per mesi.

Antonella Sparvol
www.naturalia.net
Fonte: Corriere della Sera



 
 
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