Biospazio

Correre fa bene al cervello
Data: Mercoledì, 07 maggio @ 00:01:07
Argomento Esercizio fisico


Ma solo se non si eccede (NdR).


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2014

“Mens sana in corpore sano” recita un vecchio detto. È proprio vero. Un’ulteriore conferma dell’effetto benefico a lungo termine dello sport sulla salute fisica e mentale arriva da uno studio multicentrico internazionale coordinato dall’University of Minnesota negli Stati Uniti e pubblicato su Neurology. Grazie ad un’analisi longitudinale durata 25 anni i ricercatori hanno mostrato che gli effetti positivi dell’esercizio fisico, soprattutto quello di cardiofitness, come la corsa, la bicicletta o il nuoto praticati da giovani intorno ai 20 anni, non si limitano solo al cuore, ma influenzano anche il cervello preservando la memoria e le capacità cognitive nella mezza età.
La ricerca è stata condotta su un campione di 2,700 persone, reclutate dalla metà degli anni ’80 come parte del progetto CARDIA sullo studio dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari in giovani sani di età compresa tra 18 e 30 anni. Gli scienziati hanno misurato la fitness cardio-respiratoria (CRF) di ogni soggetto tramite lo stress test all’inizio dello studio e per una parte di essi (circa 2,000 individui) dopo 20 anni. Lo stress test consiste nel calcolare quanti minuti una persona è in grado di correre sul tapis roulant prima che compaiano sintomi di eccessiva fatica e perdita di fiato, e permette di stimare l’intensità del lavoro del cuore e l’apporto di ossigeno ai muscoli.
Gli scienziai hanno quindi correlato questo parametro fisico (la CRF) con le abilità cognitive e di memoria che tendono a declinare normalmente con l’età, misurate in tutti i soggetti ancora vivi 25 anni dopo. I test scelti includevano il Ravlt test, che misura la memoria verbale, ossia la capacità di memorizzare e ricordare le parole di una lista; il Dsst test, che misura la velocità psicomotoria e consiste nel sostituire dei simboli con i numeri a essi associati, e infine lo Stroop test, che misura le funzioni esecutive e il tempo di reazione nel riconoscere dei pattern.
I risultati hanno mostrato che gli individui che erano “più in forma” nello stress test e quindi resistevano più a lungo quando erano giovani, ottenevano risultati migliori nei test cognitivi dopo i 40 anni (range di età 43-55). Nello specifico, ogni minuto di corsa in più sul tapis roulant a 25 anni corrispondeva a 0.12 parole corrette in più memorizzate nel test Ravlt, 0.92 numeri in più sostituiti correttamente nel Dsst, e circa 0.52 secondi in meno nello Stroop test. I dati rimanevano invariati e significativi per il Ravlt e il Dsst test ma non per lo Stroop test anche dopo aver corretto per parametri quali lo stile di vita, la dieta, il fumo, i livelli di colesterolo e malattie come il diabete.
Paragonando il livello di fitness cardiovascolare negli individui che avevano ripetuto lo stress test all’inizio dello studio e dopo 20 anni, si era osservato che nel 90% dei casi il valore di CRF era diminuito e questo correlava negativamente con i risultati del Dsst test, indicando un declino delle capacità cognitive. Infatti, per ogni minuto di corsa sul tapis roulant perso negli anni, i soggetti sbagliavano a sostituire 0.97 numeri in più rispetto a quando erano giovani.
I meccanismi tramite cui l’esercizio fisico influenza le capacità cognitive nel tempo non sono ancora chiari. Una possibilità potrebbe essere che una bassa funzione cardio-respiratoria a lungo andare induca danni a livello del cervello o atrofia delle cellule neuronali, oppure modifichi la vascolarizzazione del cervello causando un declino delle abilità cerebrali.
Come spiega l’autore David Jacobs, questo studio conferma quanto altri studi hanno già suggerito, ossia che mantenersi in buona salute con l’esercizio fisico ha un effetto benefico globale sul corpo e sul cervello. “La speranza – continua Jacobs – è che i nostri risultati ricordino ai giovani che le attività di cardiofitness che mantengono il cuore sano, come correre, nuotare e andare in bicicletta, sono molto importanti non solo nell’immediato quando si è giovani ma anche per preservare la salute futura del cervello e mantenere buone capacità cognitive nella mezza età”.
A rafforzare questo concetto ci ha pensato Simon Ridley dell’Alzheimer’s Research UK che in un’intervista alla Bbc suggerisce che i benefici dello sport nel prevenire il declino delle capacità cognitive si estenderebbero anche a malattie come la demenza e l’Alzheimer. Un ulteriore motivo per mantenersi attivi e in forma sin da giovani.
Riferimenti: Neurology doi: 10.1212/WNL.0000000000000310

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