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Alimentazione Perché molte diete falliscono

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Non impossibile perdere peso, ma molto facile recuperarlo...
-
2013


LM&SDP
Viene anche definito effetto “yo-yo”, ed è quella situazione in cui si perde peso per poi, dopo un po’, riconquistarlo o, peggio, metterne su anche più di prima.
E’ questo uno dei principali motivi per cui la maggior parte delle diete dimagranti fallisce, secondo gli esperti. Motivo che li ha spinti a cercare di capire il perché.

I ricercatori dell’ORI, l’Istituto di Ricerca dell’Oregon, coordinati dal professor Eric Stice hanno voluto fornire la loro spiegazione al fallimento di una dieta dimagrante e una descrizione completa degli effetti di una restrizione calorica.
Il segreto, stando a quanto appurato, è nel cervello e nella risposta di questo agli stimoli del cibo e il relativo senso di ricompensa.

I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sulla rivista NeuroImage, e suggeriscono che limitare l’assunzione di cibo ne aumenta il valore di ricompensa. Questo accade in particolar modo quando si tratta di alimenti ad alto contenuto calorico, o appetitosi come per esempio un frappè al cioccolato. La maggiore difficoltà arriva proprio quando poi bisogna mantenere la restrizione calorica.
Oltre a ciò, hanno scoperto gli scienziati, l’astenersi dal cibo per periodi più lunghi di tempo aumenta anch’esso il valore di ricompensa alimentare, mostrando che il digiuno o il saltare un pasto sono deleteri nel raggiungimento di un obiettivo di perdita di peso. Gli sforzi, invece, dovrebbero essere concentrati in una dieta che preveda l’assunzione di cibi più sani e a basso contenuto energetico o calorico.

«Questi risultati sono unici – sottolinea Stice – in quanto questi dati sono i primi a suggerire che un’elettiva restrizione calorica aumenta il grado in cui le regioni del cervello coinvolte nella valutazione della ricompensa e l’attenzione sono attivate dall’esposizione a cibi gradevoli».

L’azione sulle diverse regioni cerebrali è stata osservata per mezzo di immagini scansionate (o FMRi) del cervello di un gruppo di volontari che doveva visionare e immaginare diversi tipi di cibo. In un caso erano proposte immagini di cibo gradevole; in altre cibo sgradevole. Allo stesso tempo, i partecipanti avrebbero poi dovuto immaginare una serie di alimenti che a loro erano particolarmente graditi o giudicati appetitosi.

La scelta di includere sia immagini di cibi gradevoli che sgradevoli è stata fatta per poi confrontare la risposta del cervello nelle aree della ricompensa nei due diversi casi.
In una seconda fase dello studio, i ricercatori hanno fatto assumere ai partecipanti un frappè di cioccolato e, in un’altra fase, una soluzione priva di calorie e insapore.
Dopo questa ulteriore fase, Stice e colleghi, hanno esaminato se il numero di ore, variabili da 3 a 22, dall’ultima assunzione calorica fosse correlata con l’attivazione neurale in risposta al ricevimento effettivo o all’anticipazione del ricevimento di un alimento appetibile.
Un ulteriore analisi ha preso in considerazione la possibilità che vi fosse una risposta neurale aberrante agli stimoli alimentari nei partecipanti che si trovavano con un saldo negativo di energia, per un periodo di 2 settimane, rispetto a coloro con un bilancio energetico positivo.

I risultati finali hanno così mostrato che per perdere peso efficacemente, ma soprattutto mantenerlo, è fondamentale una dieta sana, piuttosto che costose rinunce che, alla fine, appunto si pagano.
«Le implicazioni di questo studio di imaging sono chiare: se la gente vuole perdere il peso in eccesso, è più efficace consumare cibi sani e a basso contenuto di grassi e zuccheri durante i pasti regolari, piuttosto che stare per lunghi periodi di tempo senza alcun apporto calorico», ha concluso il dottor Stice.
Insomma, una dieta sana è meglio che privarsi del cibo per poi causare una carenza che ci si ritorce contro.

http://www.lastampa.it/2013/05/06/scienza/benessere/alimentazione/ecco-perche-la-maggior-parte-delle-diete-dimagranti-fallisce-HXLxhWA50BGluXjlULxu4O/pagina.html


 
 
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