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Fisiologia Sindrome premestruale e minerali

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Utilissimo il ferro
-
2013

MILANO - Gonfiore, seni doloranti, dolori diffusi, senso generale di malessere. La maggior parte delle donne conoscono bene i campanelli che annunciano l’arrivo del ciclo. Un destino a cui non si può sfuggire? Secondo alcuni ricercatori dell’University of Massachusetts la riposta è no. La presenza e l’intensità dei sintomi della sindrome premestruale potrebbe essere connessa alla quantità di ferro che si assume con l’alimentazione. In uno studio, pubblicato sull’American Journal of Epidemiology, il team di ricercatori americani ha infatti mostrato che le donne abituate a fare una dieta ricca di questo minerale mostravano una notevole riduzione del rischio di ritrovarsi a fare i conti con i fastidi che precedono il ciclo.
LO STUDIO - Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno chiesto a circa tremila donne di compilare periodicamente dei questionario. Le domande vertevano sulla presenza o meno dei sintomi classici della sindrome premestruale e sulla dieta abituale con particolare attenzione ai minerali principalmente ferro zinco e potassio. «Abbiamo rilevato - ha puntualizzato la coordinatrice dello studio Elizabeth Bertone-Johnson - che le donne abituate a consumare i maggiori quantitativi di ferro vedevano ridursi del 30-40 per cento il rischio di soffrire di sindrome premestruale rispetto a chi consumava meno ferro. Va però sottolineato che l’associazione osservata era riconducibile all’apporto di ferro "non eme", che deriva principalmente dai vegetali, oltre che da alimenti arricchiti come molti cereali da prima colazione e dagli integratori, mentre quello "eme"; presente nella carne e nei pesci, che era basso, non sembrava avere lo stesso effetto.

ALIMENTI - «I livelli di ferro in corrispondenza dei quali abbiamo osservato un abbassamento del rischio di sindrome premestruale - ha specificato inoltre la ricercatrice - sono superiori a 20 milligrammi al giorno. Un quantitativo maggiore rispetto a quello oggi raccomandato che, per le donne in età fertile. è di circa 18 milligrammi». Via libera dunque agli alimenti che sono ricchi del minerale a cominciare da legumi, frutta secca, vegetali in generale, cereali da prima colazione arricchiti. E, se non basta, aggiungono i ricercatori, anche gli integratori possono essere utili. Lo studio ha mostrato infatti pari efficacia per il ferro assunto con l’alimentazione e per quello preso attraverso gli integratori. Tuttavia è necessario attendere ulteriori conferme su questi possibili effetti protettivi del ferro nei confronti della sindrome premestruale, e in ogni caso, visto che anche gli eccessi potrebbero comportare dei rischi, chiedere un consiglio al medico sulla opportunità di una integrazione e sui dosaggi da utilizzare.

ZINCO E POTASSIO - Dalla ricerca sono però emerse anche altre due indicazioni. Come il ferro, anche lo zinco giocherebbe un ruolo protettivo nei confronti della sindrome premestruale: bassi livelli di questo minerale sembrano infatti favorire i disturbi, al contrario quantitativi troppo alti di potassio paiono peggiorarli. Per i ricercatori, quest’ultima, in particolare è stata una scoperta inattesa. «Servono molti altri studi per capire meglio la relazione tra sintomi mestruali e potassio», hanno infatti affermato. Soprattutto perché il minerale, che svolge una funzione importante nella regolazione dei fluidi corporei, sembra agire negativamente sui sintomi pre-mestruali anche ai livelli attualmente raccomandati.

Antonino Michienzi

http://www.corriere.it/salute/nutrizione/13_marzo_13/sindrome-premestruale-ferro_b0866620-872c-11e2-82ae-71d5d7252090.shtml



 
 
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