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Fisiologia Pausa pranzo: meglio farla se si vuole evitare una trombosi

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Restare sempre seduti alla propria scrivania, anche per pranzare, mette a serio rischio di trombosi venosa
-
2012

Pranzare mentre si lavora, seduti alla scrivania… può aumentare il rischio di formazione di coaguli nel sangue, che a loro volta possono essere causa di trombosi, malattie ed eventi cardiovascolari, anche letali
I motivi possono essere diversi: dover finire un lavoro, una riunione improvvisa, la fretta, la mancanza di tempo… e così ci si ritrova a pranzare seduti alla propria scrivania.
Può capitare, certo. Se però diventa un’abitudine allora si rischia grosso.

Un nuovo studio mette infatti in guardia dal pranzare seduti alla scrivania, magari continuando a lavorare. Secondo i ricercatori del Medical Research Institute della Nuova Zelanda, coordinati dal dottor Richard Beasley, chi mangia seduto dietro alla propria scrivania ha un rischio di 2,2 volte maggiore di sviluppare dei coaguli (o grumi) di sangue che possono sfociare in seri e potenzialmente letali eventi cardiovascolari.

La pericolosa tendenza a saltare la pausa pranzo è stata altresì evidenziata da un sondaggio condotto da ComRes su 1.000 giovani lavoratori di età compresa tra i 21 e i 30 anni, più altri giovani tra i 16 e 21 anni che utilizzano videogiochi.
Dai dati raccolti si è scoperto che tre giovani su quattro non facevano la pausa pranzo e non si alzavano dalla scrivania o dalla sedia per molto tempo – per esempio il 96 percento dei giovani che utilizzano i videogiochi ha dichiarato di restare seduto per più di un’ora e mezza senza prendersi delle pause. Questo diventa problema serio se si considera che dopo 90 minuti il flusso di sangue che scorre nella vena che passa dietro al ginocchio si riduce del 50 percento. In dati percentuale, il 73 percento degli impiegati ha ammesso di pranzare seduto dietro alla propria scrivania.

«Le persone sanno che uno stile di vita sedentario aumenta il rischio di obesità , diabete e malattie cardiovascolari in età adulta – spiega il dottor Beasley al Telegraph – Tuttavia, molto pochi sono consapevoli del fatto che l’immobilità prolungata sul posto di lavoro rappresenta anche una minaccia immediata, facendo più che raddoppiare il rischio di sviluppare un coagulo di sangue potenzialmente fatale».
Ecco dunque un motivo in più per prendersi una meritata pausa pranzo perché, d’accordo che in questo modo si lavora di più, ma se si rimane vittima di un trombo poi chi lo fa il lavoro?
[lm&sdp]

http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/salute/articolo/lstp/454414/


 
 
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