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Fumo Nella bocca dei fumatori ci sono più batteri «cattivi»

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Il fumo rende l'aria irrespirabile, forse per questo i batteri “buoni” presenti nella bocca dei fumatori pensano bene di sloggiare, lasciando però campo libero a “colleghi” patogeni molto meno graditi che aumentano il rischio di malattie come le gengiviti.

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2012

La dimostrazione della diversità e pericolosità della flora batterica orale di chi fuma arriva da uno studio dell'università dell'Ohio, condotto su trenta fumatori e non fumatori dai quali la periodontologa Purnima Kumar ha raccolto campioni dalla superficie interna della bocca uno, due, quattro e sette giorni dopo una seduta di igiene professionale. Lo scopo era valutare quali specie batteriche fossero presenti nella placca, ma anche capire come l'organismo dei partecipanti reagiva ai batteri, ovvero se li considerasse o meno una “minaccia”: per questo, la dentista ha esaminato la quantità di citochine orali, ovvero di sostanze che produciamo per combattere le infezioni (in caso di batteri patogeni o percepiti come tali, le citochine sono presenti in maggior quantità). I risultati, pubblicati sulla rivista Infection and Immunity, rivelano che c'è non poca differenza nell'ambiente orale di chi fuma e chi non fuma: «La prima cosa che si nota è l'assenza, nei fumatori, del "prato" di batteri buoni che di norma colonizzano la bocca – spiega Kumar –. In chi non fuma questo prato pullula di poche specie di batteri, e non ci sono quasi mai germi associati a malattie; inoltre entro breve tempo da una pulizia professionale i batteri buoni tornano a colonizzare il cavo orale ricreando un ambiente equilibrato, in cui non a caso il livello di citochine è basso a significare che l'organismo non considera questi ospiti come una minaccia. Questo "biofilm" di batteri positivi infatti si forma a poche ore dalla nascita e impariamo a conviverci perché ci consente di "cacciare" i germi pericolosi. Ed è davvero come un prato, le cui condizioni possono però cambiare se si modificano le dinamiche di ciò che arriva: se per esempio cambia la quantità di acqua o fertilizzanti, l'erba può morire e possono arrivare le erbacce. Il fumo modifica l'ambiente del prato, favorendo l'arrivo delle "erbacce-batteri patogeni"».

FUMATORI – «Nella bocca di chi fuma entro 24 ore dall'igiene professionale tornano infatti batteri potenzialmente patogeni – prosegue Kumar –. Occorre inoltre molto più tempo perché si ricrei un ecosistema equilibrato, e quando lo si ottiene è "occupato" da una maggior quantità di batteri cattivi ed è tendenzialmente molto più caotico rispetto a quello di un non fumatore». Per di più nella bocca dei fumatori si trovano livelli maggiori di citochine, segno che il corpo sta "montando" una risposta contro un'infezione; purtroppo, stando ai dati raccolti, nel caso dei fumatori l'organismo mostra di reagire anche contro la flora batterica buona, come se considerasse una minaccia qualsiasi forma batterica incontri. Il risultato è un maggior rischio di gengiviti, che infatti sono molto più frequenti nei fumatori; secondo Kumar tutto dipende dal fatto che le sigarette "confondono" la normale comunicazione fra l'organismo e le specie batteriche che lo abitano. Tutto questo ha anche implicazioni pratiche: «Il fatto che in breve tempo dopo una pulizia professionale la bocca dei fumatori tenda a riempirsi di nuovo di batteri cattivi implica che bisogna essere più incisivi, consigliando ai pazienti sedute di igiene più ravvicinate e anche supportandoli per aiutarli a smettere di fumare. Io stessa ho parlato con alcuni miei pazienti dei risultati del mio studio, spiegando quanto fossero pericolosi i batteri nella loro bocca: due hanno smesso di fumare», conclude Kumar.

Elena Meli
25 aprile 2012


 
 
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