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Farmaci Perché i (troppi) farmaci fanno venire il mal di testa

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L'eccesso altera i sistemi di controllo del dolore
Ottobre 2011

MILANO - Una scoperta che sembra molto "tecnica" potrà avere ricadute sulla vita di milioni di persone che soffrono di mal di testa: nei cefalalgici che abusano dei farmaci per alleviare il mal di testa i sistemi cerebrali di controllo del dolore si alterano, al punto che il danno può essere visto con una particolare risonanza magnetica funzionale "a valutazione statistica delle immagini" (SPM8, sigla di statistical parametric mapping). In questo modo si getta una nuova luce sul fenomeno per cui i farmaci a un certo punto, in certe persone, non funzionano più e cominciano, in un circolo vizioso paradossale, ad alimentare il mal di testa, che diventa una cosiddetta "Moh", sigla di medication overuse headache, cioè "cefalea da abuso farmacologico". Adesso ci si potrà basare non solo sul racconto del malato: l'alterazione si vede dall’immagine che compare su uno schermo. Ciò che si osserva non è una perdita di cellule nervose, bensì la traccia di una riduzione del loro funzionamento, tant'è che, hanno scoperto gli studiosi, eliminando i farmaci dannosi, le immagini tornano a mostrare una situazione di normalità nel giro di sei mesi.
L’annuncio della scoperta è stato dato a un pubblico di addetti ai lavori riuniti al terzo incontro lombardo dell’Anircef, l'Associazione dei neurologi italiani per la ricerca nelle cefalee, dal suo presidente Gennaro Bussone, direttore del Dipartimento di neuroscienze cliniche dell’Istituto Besta di Milano. I dati della ricerca, condotta per due anni insieme con i colleghi dell'Università di Memphis (Usa), saranno pubblicati dalla rivista scientifica Headache. Una conferma clinica a questa scoperta arriva da un altro studio pubblicato sul Journal of Headache Pain dai ricercatori del Centro Cefalee del Policlinico Universitario di Modena diretto dal Presidente della Società italiana per lo studio delle cefalee (Sisc) Luigi Alberto Pini: sono proprio gli abusatori di farmaci quelli che più soffrono di allodinia, un fenomeno che si aggiunge al mal di testa per cui stimoli innocui, come pettinarsi o radersi, scatenano dolore. «Se l'allodinia si fa più frequente, peggiora o compare per la prima volta è segno che la soglia del dolore si sta alterando —dice Pini —. Come hanno visto i colleghi del Besta la prolungata esposizione all'abuso di farmaci interferisce con la percezione del dolore, la cui soglia si riduce. Ciò facilita l'insorgenza di nuovi attacchi e questo porta alla cronicizzazione della malattia».

«Le alterazioni da noi osservate — conferma Bussone — non derivano dalla continua esposizione dei circuiti cerebrali al dolore della cefalea cronica, ma dall'abuso dei farmaci. Infatti nei pochi pazienti cronici che non abusano di farmaci le alterazioni non si vedono». «Forse all'abuso contribuisce anche un fattore psicologico — prosegue l’esperto —. Spesso questi pazienti si rendono conto di prendere troppi farmaci, ma non sanno farne a meno: è allora utile associare ai trattamenti di detossificazione controllata e di profilassi, anche quelli psico-comportamentali».

Secondo alcuni ricercatori francesi sarebbe in particolare il ricorso a barbiturici e oppiacei a far aumentare il rischio di Moh. Infatti, è soprattutto di oppiacei, barbiturici o benzodiazepine che le Linee guida europee per l'abuso dei farmaci nelle cefalee, appena pubblicate sull'European Journal of Neurology, raccomandano la sospensione, immediata o graduale, instaurando subito una terapia di profilassi per la quale un solo farmaco sembra avere le carte in regola: il neuromodulatore topiramato. Il paziente va poi seguito per prevenire recidive e nuovi rischi di abuso, tutte raccomandazioni in piena sintonia con le nuove Linee guida italiane per il trattamento delle cefalee che saranno divulgate durante il Congresso della Società italiana per lo studio delle cefalee, il cui messaggio principale è: per migliorare il trattamento del mal di testa lo specialista deve operare di concerto con il medico di famiglia. «In vista dell'applicazione della Legge 38/2010 che disciplina la gestione del dolore in ambito sanitario — dichiara Luigi Alberto Pini — la cefalea va inserita tra le patologie riconosciute dal Servizio sanitario in relazione alla terapia del dolore e all'interno delle strutture pubbliche vanno programmati percorsi diagnostico-terapeutici che, partendo dal medico di famiglia, arrivino ai centri specialistici. Solo così la cefalea sarà una malattia riconosciuta in tutta la sua complessità, una malattia che nei nostri ospedali provoca liste d'attesa infinite».

«Nelle Linee guida —continua Pini — abbiamo indicato l'utilità dei nuovi FANS e di determinate associazioni di farmaci, e segnalato il potenziale pericolo di alcuni nuovi analgesici nei cefalalgici. Inoltre, sono stati indicati fattori di scatenamento che mancavano, come per esempio l’osmofobia: la ripugnanza per i forti odori che può provocare l’attacco. Altra novità è la "cefalea da aeroplano", studiata dal gruppo padovano del professor Giorgio Zanchin: finora ne erano stati segnalati solo 37 casi, mentre il gruppo di Padova ne ha individuati 75: perlopiù soggetti ultraquarantenni che patiscono attacchi di cefalea soprattutto nella fase di atterraggio (87%)». «Dal punto di vista della terapia si sottolinea — prosegue Pini — il divieto di mischiare i farmaci, per evitare effetti di sovrapposizione che impediscono anche al medico esperto di distinguere gli effetti di ogni singolo preparato».

Cesare Peccarisi
09 ottobre 2011 09:49

http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_09/dossier-emicrania-%20farmaci-peccarisi_8fc5e798-effd-11e0-afdf-a2af759d2c3b.shtml


 
 
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