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Fisiologia I batteri ci controllano la mente

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Contento o con il morale a terra, con atteggiamenti strani o affetto da veri e propri disturbi mentali. La causa potrebbe essere, almeno in parte, di un’infezione batterica e della conseguente risposta del sistema immunitario.

Alcuni studi, infatti, mostrano che questo processo può influenzare il nostro umore, la memoria e le capacità di apprendimento. E persino modellare la nostra personalità, secondo quanto racconta un articolo su New Scientist. La buona notizia? Comprendere questi legami tra cervello e sistema immunitario potrebbe portare a un nuovo modo di trattare alcuni disordini, dalla depressione alla sindrome di Tourette.

Comportamento
Sammy Maloney era un dodicenne di Kennebunkport nel Maine, sano, che suonava nella banda della scuola e che più di ogni altra cosa amava andarsene in giro con i suoi amici dopo le lezioni. Nel 2002, però, qualcosa cominciò a cambiare nella sua personalità. Prima cominciò a camminare a occhi chiusi per tutto il cortile, poi a usare solo la porta sul retro per entrare in casa, a indossare solo alcuni indumenti, a impedire che le finestre venissero aperte o che le luce fossero spente. Nel giro di quattro-sei settimane al ragazzo venne diagnosticato prima un disturbo ossessivo compulsivo, poi una sindrome di Tourette. Fortunatamente, qualche tempo dopo un amico di famiglia suggerì ai genitori di Sammy di sottoporlo a un test per lo streptococco, un comune batterio che di solito non provoca più di un mal di gola. Sam non mostrava nessun sintomo da infezione da streptococco, ma le analisi rivelarono l’infezione in atto; quando il medico prescrisse una terapia antibiotica, i suoi sintomi cominciarono a migliorare. Oggi è un ventenne come tutti gli altri.
Per quanto raro, il caso di Sammy, non è del tutto inusuale. Almeno secondo Madeline Cunningham della University of Oklahoma che ha passato anni a studiare i disturbi comportamentali legati a infezioni infantili da streptococco, inclusa la sindrome di Tourette, un disturbo chiamato Pandas e la Corea di Syndenham (associata a tic e incapacità di controllare le proprie emozioni). Cunningham ha dimostrato che alcuni anticorpi contro un tipo di streptococco legano i recettori di alcune aree del cervello che controllano i movimenti, portando al rilascio del neurotrasmettitore dopamina. Il che spiegherebbe i tic e i problemi emotivi sperimentati in alcuni dei bambini con questi disordini. Betty Diamond del Feinstein Institute for Medical Research in Manhasset, New York, ha inoltre dimostrato che alcuni anticorpi associati con il lupus, una malattia autoimmune, riescono a distruggere i neuroni legandosi a particolari recettori nel cervello. Questo potrebbe in parte spiegare i cambiamenti di umore e il declino cognitivo associato alla malattia.

Felicità
Esiste un batterio che regala il buon umore, si chiama Mycobacterium vaccae. Inizialmente doveva essere un nuovo modo per sconfiggere il cancro. L’idea era che iniettando un certo batterio nelle persone si sarebbe stimolato il loro sistema immunitario a distruggere il tumore. Sfortunatamente, il trattamento non ebbe l’effetto desiderato. Tuttavia i ricercatori notarono che quanti si erano sottoposti al trattamento avevano sperimentato un radicale miglioramento dell’umore e della qualità della vita. I dettagli ancora non sono chiari, ma alcuni studi su animali suggeriscono che la risposta immunitaria provocata dal Mycobacterium vaccae faccia rilasciare ai neuroni della corteccia prefrontale grandi quantità di serotonina, migliorando l’umore e il benessere. Graham Rook della Royal Free and University College Medical School di Londra ha recentemente suggerito che la depressione è prevalente nelle società occidentali perché le persone non sono più esposte naturalmente a organismi come M. vaccae nei primi anni di vita. A questo punto la domanda sorge spontanea: questo batterio potrebbe essere usato per rendere felici le persone? Ovviamente è più difficile ottenere l’approvazione per iniettare batteri vivi in persone depresse che non in pazienti malati di cancro in fase terminale. Quindi il prossimo passo previsto è lo studio clinico in pazienti con il cancro alla prostata. Se ci sarà un forte effetto di miglioramento dell’umore, allora forse le aziende farmaceutiche potranno concentrarsi di più sul potenziale antidepressivo del batterio. Se poi venisse scoperto il meccanismo preciso, chissà forse potrebbe essere possibile sviluppare un farmaco che ne mimi l’effetto.

Memoria
Migliorare il sistema immunitario per mantenere efficace la memoria con il trascorre del tempo? Jonathan Kipnis della University of Virginia ne è convinto. Con il suo team di ricerca, infatti, ha fatto crescere alcuni topi deficitarii delle cellule Cd4 (un tipo di cellule del sistema immunitario), scoprendo che gli animali avevano limitate capacità di apprendimento e scarsa memoria. Quando poi i ricercatori somministravano ai topi le cellule Cd4, la memoria migliorava. Analogamente, quando Kipnis induceva la morte di queste cellule in roditori sani, la loro memoria diminuiva. Inoltre, altri studi del ricercatore mostrano che l’apprendere di nuovi compiti implica una l’arrivo di cellule Cd4 alle meningi, le membrane che circondano il cervello. Qui il rilascio di interleuchina 4, (che controlla la risposta immunitaria) dice alle cellule del cervello di rilasciare un fattore neurotico, una proteina che migliora l’apprendimento. Kipnis ora sta sviluppando un tipo di farmaci mirati al miglioramento della memoria in risposta a un rafforzamento del sistema immunitario. Secondo il ricercatore, i farmaci potrebbero essere usati non solo per invertire il declino cognitivo legato all’età o a determinate patologie, ma anche per migliorare la memoria nelle persone sane.

Depressione, sospetto ed empatia
Quando siamo malati, spesso ci sentiamo letargici e perdiamo il nostro appetito. La nostra concentrazione soffre e noi possiamo sentirci ansiosi, depressi e antisociali. Questi cambiamenti sono causati da molecole segnale, chiamate citochine, che sono rilasciate dalle cellule del sistema immunitario in risposta allo stress e alle infezioni. Recenti studi hanno mostrato che se si inietta in una persona sana l’interferone alfa, un farmaco antivirale che promuove il rilascio di citochine, questa inizierà a mostrare i sintomi della depressione. “Teoricamente le citochine possono interagire con ogni meccanismo rilevante nella depressione”, spiega Andrew Miller della Emory University School of Medicine di Atlanta, in Georgia. Miller, inoltre, ha recentemente scoperto che il farmaco attiva la corteccia cingolata anteriore, una regione coinvolta nell’individuazione degli errori e nella gestione del conflitto. Simili meccanismi di attivazione sono stati osservati nelle persone con gravi nevrosi e comportamenti ossessivo compulsivi. “Se aumenti l’attività in questa area del cervello le persone tendono a essere più sospettose e a interpretare segnali innocenti come minacce”, spiega il ricercatore. Oltre alle infezioni e alle tossine, anche stress e obesità possono provocare il rilascio di citochine. Gli effetti di queste sostanze, tuttavia, non sono tutti negativi tuttavia, come sottolinea Naiomi Eisenberger della University of California Los Angeles. Insieme ai suoi colleghi, ha scoperto che alcune persone diventano più sensibili al dolore degli altri e ai problemi della società se veniva iniettata loro tossina batterica che aumenta la secrezione di citochine. In particolare una citochina, chiamata interleuchina 6, sembra aumentare l’attività del cervello coinvolta nell’empatia.

http://www.galileonet.it/articles/4d4ba7bd72b7ab5128000059


 
 
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