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Alimentazione La dieta «lontano dagli occhi, lontano dallo stomaco»

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Modificare l'organizzazione della cucina
può contribuire significativamente
al successo di un regime alimentare

Milano - Il concetto base di due ricerche presentate da Brian Wansink al congresso Experimental Biology 2010 di Anaheim, in California, è semplice e molto logico: lontano dagli occhi, lontano dallo stomaco. In altre parole, se davvero si vuole che una dieta abbia buone probabilità di riuscita, bisogna ricorrere a piccoli stratagemmi «ambientali», modificando un po' la cucina in modo da ridurre la probabilità di mangiare cibi poco salutari o porzioni troppo abbondanti.

SERVIRE IL CIBO – Il ricercatore, che dirige il Food and Brand Lab della Cornell University, sostiene da anni che per stare a dieta sia più semplice e soprattutto efficace cambiare l'organizzazione della cucina, il modo in cui serviamo i cibi e li conserviamo in dispensa piuttosto che tentare disperatamente di rispettare i diktat di diete ferree. Gli studi presentati ad Anaheim lo confermerebbero: il primo, dall'evocativo titolo «Serve here, eat there» (Servi il cibo qui, mangialo altrove), dimostra ad esempio che la gente mangia il 20 per cento di calorie in meno se deve prendere il cibo dal bancone della cucina.
Lo studio ha coinvolto 78 persone a cui di volta in volta veniva data la possibilità di servirsi da vassoi in tavola o appoggiati sul piano di lavoro, non direttamente alla portata dei commensali. È bastato rendere un minimo faticoso il gesto di riempirsi il piatto per veder crollare i consumi: meno 20 per cento di calorie per pasto, con gli uomini che addirittura tagliavano l'introito energetico del 29 per cento (evidentemente perché sono più pigri delle donne). Perché se tocca alzarsi per fare il bis il più delle volte si abbandona il proposito.
Un trucco semplice ma efficace: «Il concetto “lontano dagli occhi, lontano dallo stomaco” può essere applicato anche in positivo, ad esempio lasciando a portata di mano cibi sani e nascondendo quelli più calorici. È più facile prendere una mela dal bancone della cucina che cercare una fetta di dolce nel frigo», sintetizza Wansink.


AMBIENTE – L'efficacia dei trucchetti «ambientali» è confermata dal secondo studio del ricercatore, stavolta su 200 volontari a cui sono stati dati consigli di tre tipologie diverse: per cambiare l'ambiente della cucina, per modificare il comportamento alimentare, per cambiare la scelta dei cibi.
Ebbene, chi aveva ricevuto i consigli “ambientali” restava a dieta un paio di giorni in più rispetto agli altri, e non è poco: «Se una persona riesce a seguire una dieta per venti giorni, come è accaduto a queste persone, se ne possono cominciare a vedere gli effetti», dice Wansink. Chi ha modificato un po' la cucina e il modo di gestirla, racconta il ricercatore, nell'arco di tre mesi ha perso oltre mezzo chilo per ogni suggerimento seguito. Perché, ad esempio, sostituire il cioccolatino con una carota o dire addio alle patatine fritte è assai più difficile che usare piatti piccoli, con cui viene automatico servirsi porzioni mignon.
Altri accorgimenti? Riorganizzare la dispensa nascondendo i cibi meno sani, togliere di mezzo ciotole colme di caramelle, non tenere la televisione in cucina: secondo gli studi di Wansink la tv ci distrae, tanto che senza accorgercene finiamo per mangiare qualche boccone di troppo. Così, ad esempio, sarebbe buona regola spegnere il cellulare a tavola: non solo per educazione, ma anche perché durante la telefonata potrebbe venir voglia di piluccare qualcosa dal piatto.


«MINDLESS EATING» - L'esperto americano, che da anni studia l'argomento, ha infatti ideato una teoria in proposito, chiamata “Mindless eating”: in sostanza, mangiamo troppo senza accorgercene. Tanti piccoli elementi concorrono a farci abbuffare senza che ce ne rendiamo conto, dal poter prendere il cibo dal vassoio in tavola al piatto grande che viene spontaneo colmare con porzioni abbondanti. Intervenendo su questi fattori si riesce a stare a dieta meglio e si perdono davvero i chili di troppo, per di più senza sforzo, secondo Wansink. «La dieta migliore è quella di cui non ti rendi conto», è infatti il motto del ricercatore, che ha anche aperto un sito, mindlesseating.org, dove oltre agli studi scientifici a supporto della sua teoria si possono trovare corsi per le scuole, consigli pratici e pure un test per capire se siamo “mangiatori senza consapevolezza”.
Con spirito imprenditoriale tutto americano, Wansink ha perfino messo a punto piatti, portafrutta, dispenser “col limitatore” e oggetti vari per mettere in pratica la dieta ambientale. Che, almeno di là dall'oceano, sta facendo sempre più proseliti.

Elena Meli per il Corriere della Sera.
http://www.corriere.it/salute/nutrizione/10_maggio_19/dieta-lonatno-dagli-occhi_e372cb80-631e-11df-8b63-00144f02aabe.shtml


 
 
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