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Alimentazione La carota? Nel cassetto dei medicinali!

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Va sempre mangiata con l'olio...


Col suo aspetto solare, la carota è l’esempio lampante di come le piante ci “parlino” attraverso i colori che le caratterizzano. Quella tonalità arancione, che accomuna la radice della carota con altri ortaggi, come il melone e la zucca, è infatti dovuta alla presenza di grandi quantità di betacarotene, un pigmento assai benefico per la salute. Questo potente antiossidante, detto provitamina A, è infatti un precursore dell’omonima vitamina in cui il fegato lo trasforma solo in caso di bisogno. Una strategia intelligente, visto che la preziosa vitamina A non può essere prodotta autonomamente dall’organismo e va assunta con l’alimentazione, ma a dosi eccessive può essere dannosa, fino a diventare tossica. Un sovradosaggio di betacarotene, invece, non crea problemi, salvo indurre una colorazione giallo-aranciata all’epidermide, un sintomo che regredisce non appena la quantità di sostanza presente si riduce.

Un vero toccasana:
Grazie alla ricchezza di betacarotene, ma anche di vitamina B1 e C, oltreché di flavonoidi (altri pigmenti antiossidanti), la carota è una sorta di piccola farmacia naturale a cui bisognerebbe attingere con regolarità per contrastare l’azione dei cosiddetti radicali liberi, sostanze di scarto della cellula che ne accelerano l’invecchiamento. Uno dei processi che inducono gli stress ossidativi da radicali liberi è dovuto all’eccesso di raggi UV, ed è per questo che la carota si rivela particolarmente utile d’estate quando l’esposizione al sole diventa più frequente e intensa, causando eritemi e un invecchiamento precoce della cute.

Che la carota faccia bene, del resto, è cosa risaputa. In particolare alla vista. Lo dicono tutti e, proprio per questo, molti pensano che si tratti di uno dei soliti luoghi comuni senza fondamento. Ma questa volta vale la pena di crederci. La responsabile è la vitamina A, una volta resa attiva nel fegato (partendo dal betacarotene) attraverso un particolare enzima, la carotenasi: questa vitamina è infatti fondamentale per la produzione di una proteina termolabile, la rodopsina, che si trova in mezzo a particolari cellule nervose (i bastoncelli della retina), le quali sono parte importante del complesso dei recettori sensibili alle radiazioni luminose. In pratica, è qui che si genera l’impulso che viene poi trasmesso alla corteccia cerebrale per creare la sensazione di visione. La rodopsina e i bastoncelli sono deputati alla visione notturna e in condizioni di scarsa visibilità, tanto che la carenza di vitamina A (e quindi di rodopsina) si traduce nella cosiddetta cecità crepuscolare, un’esagerata diminuzione della vista quando c’è poca luce. In seguito si manifesta secchezza degli occhi, mentre la cornea si opacizza per diventare molle e presentare ulcerazioni.

La ricerca scientifica ha evidenziato un altro prodigioso merito curativo della carota, che, se confermato da ulteriori sperimentazioni, ribadirebbe il suo status di farmaco della natura. Secondo uno studio della ricercatrice Kirsten Brandt dell’Università britannica di Newcastle, l’ortaggio arancione contiene falcarinolo, una sostanza capace di contrastare il cancro, come sostiene una ricerca in collaborazione con l’Università di Danimarca. Sono stati infatti condotti test sui ratti che hanno rimarcato la protezione svolta dal falcarinolo contro l’insorgenza di tumori. Recentemente la stessa équipe ha dimostrato che le carote tagliate prima della cottura perdono una buona percentuale di sostanza anticancro (circa il 25 per cento) che viene dispersa nell’acqua insieme a zuccheri e nutrienti. Il consiglio, dunque, è di consumarla preferibilmente cruda, limitandosi a spazzolarla e sciacquarla, oppure di cuocerla intera e di tagliarla solo successivamente. E prima di mangiarla, vale la pena di condirla con un buon olio extravergine d’oliva, visto che la benefica vitamina A è liposolubile (si scioglie nei grassi), oppure abbinarla a una porzione di carne o pesce.

A ulteriore sostegno delle virtù della carota va il suo basso contenuto calorico in rapporto a una buona capacità saziante. Senza contare la presenza di sali minerali come calcio, fosforo, ferro, insieme a zuccheri e molti carboidrati. Va anche detto che la cottura, purché non troppo lunga (meglio se a vapore) non pregiudica in maniera importante il contenuto di betacarotene, a differenza di quanto avviene per altre sostanze sensibili al calore come la vitamina C.

Le carote non sono tutte uguali...
La carota che finisce nel piatto è in realtà la radice della pianta, ovvero la parte sotterranea che affonda nel terreno, il quale dev’essere preferibilmente soffice e sabbioso per non ostacolarne lo sviluppo. Ma soprattutto dev’essere sano, all’insegna della naturalità. Per questo le carote del “Patto Qualità Iper” (che prevede una filiera produttiva rigorosamente monitorata in ogni fase) sono ottenute da sementi Ogm free e vengono coltivate in terreni controllati con analisi fisico-chimiche, le stesse alle quali viene sottoposta l’acqua d’irrigazione. Inoltre si tratta di campi in cui si applica la rotazione delle colture e la pratica delsovescio per sanificare la terra, senza impiego di pesticidi chimici. Dopo la raccolta, le radici non vengono sottoposte ad alcun trattamento di sterilizzazione chimica per la conservazione, ma solo a spazzolatura e lavaggio con acqua potabilizzata. La lavorazione avviene vicino ai luoghi di raccolta per avviare le carote al punto vendita entro 24 ore.

La redazione di iNaturale.it


 
 
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