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Editoriali Umberto Veronesi: «Il proibizionismo non risolve problema tossicodipendenze»

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L'ex ministro della salute, presenta il risultato di uno studio condotto dall'Università di Zurigo
ROMA. «Liberalizzare le droghe pesanti fa calare il numero dei tossicodipendenti: è il risultato, pubblicato sull'ultimo numero del settimanale scientifico Lancet, di uno studio condotto dall'università di Zurigo». Lo afferma Umberto Veronesi in una intervista a Grazia. «L'esperimento è iniziato nel 1991, - ricorda Veronesi - quando la Svizzera ha cominciato un programma di somministrazione controllata di eroina. Se dieci anni fa i neoconsumatori erano 850, oggi la cifra è scesa a 150 (circa l'82% in meno). Per gli autori dello studio, il sociologo Carlos Nordt e lo psichiatra Rudolf Stohler, questi dati dimostrano che la politica 'liberalè sulla droga della Svizzera non ha provocato la tanta temuta 'banalizzazionè del consumo di eroina, cioè il rischio di usarla di più perché era più facile procurarsela».

Al contrario, la dipendenza da eroina è diventata sempre più un problema medico e ha perso la sua immagine di «atto di ribellione». «I risultati di questa ricerca - sottolinea l'ex ministro della Salute - non mi meravigliano: già dopo un anno dalla legalizzazione dell'eroina per i tossicodipendenti gravi, all'inizio degli Anni 90, il governo elvetico aveva ottenuto una riduzione del 20% delle morti per overdose».

«Questo dimostra che la legalizzazione delle droghe ha effetti positivi. Intendiamoci - spiega - io sono contro tutti gli stupefacenti, ma penso che non sia con il proibizionismo che si risolva il problema. Siamo tutti contrari alle droghe, leggere o pesanti, nessuno dice che fanno bene. Ma abbiamo soltanto due scelte davanti a noi: proibire o educare. È possibile proibire? E, soprattutto, possiamo essere certi che la proibizione sia rispettata? Io credo di no».

Per Veronese ne consegue quindi che «la proibizione non è un deterrente, al contrario fa aumentare nei giovani il desiderio della trasgressione. Non solo: la proibizione rende costosissime le droghe e spinge chi ne fa uso a compiere atti criminali per procurarsele. E c'è un ultimo argomento a favore della droga di Stato: il proibizionismo è all'origine del mercato nero che alimenta la malavita internazionale e in Italia è la principale fonte di sostentamento per la mafia. Sono convinto - conclude - che se vogliamo combattere davvero la criminalità organizzata bisognerà considerare seriamente l'abolizione del proibizionismo».

lastampaweb 2006


 
 
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