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Alimentazione Il boom dei vegetariani: in Italia sono sei milioni

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Raddoppiati in tre anni. Negli Usa è già un affare da due miliardi di dollari. Corsi e associazioni ad hoc


MILANO - Una mela al giorno toglie il medico di torno. Magari insieme a un´insalata, un piatto di fagioli, del farro, una minestra di alghe e tofu. Meglio se tutto crudo o cotto a bassa temperatura. Salutare e dietetico, se è vero - come sostiene una nuovissima ricerca inglese - che l´aumento di peso è proporzionale al consumo di carne.
Il mondo dei vegetariani (dal latino vegetus, vigoroso) è in festa: mai come negli ultimi mesi, ricerche e analisi statistiche stanno confortando la scelta più o meno radicale - a seconda delle convinzioni etiche, sociali e religiose - di astenersi dal consumo di carne, pratica che coinvolge centinaia di milioni di persone nel mondo. Gli indicatori economici sono tutti al rialzo, dall´Inghilterra - dove il businness del cibo meat-free è cresciuto del 38% - agli Stati Uniti, arrivati ormai a quasi due miliardi di dollari e con un incremento del giro d´affari previsto nei prossimi due anni pari al 61%. Anche in Italia, dove i vegetariani sono passati dai tre milioni del 2002 ai sei milioni del 2005, il mercato dei cibi compatibili con la dieta vegetariana è in aumento costante: proliferano i centri di alimentazione naturale, si moltiplicano i corsi di cucina dove l´uso di frutta&verdura è alla base delle ricette, nascono associazioni monodedicate.
Il guru dell´alimentazione crudista Aris Latham - tra i suoi pazienti, Prince, Barbara Streisand, Sidney Poitier, Gwyneth Paltrow - ha sostenuto all´ultimo congresso europeo dei vegetariani la necessità di consumare grandi quantità di verdure crude, meglio se biologiche, «perché il 20% del cibo crudo, grazie ai suoi enzimi intatti, dà la possibilità di digerire più facilmente il rimanente 80% di cibo cotto». Il fondatore del "Firedsun food", l´associazione dei crudisti americani, va oltre: «Abbiamo imparato che si possono ottenere ottimi patè, usando noci o mandorle al posto della carne, e che le ricette di frullati e centrifugati sono squisite, basta usare fantasia e materie prime freschissime. La cottura ad alta temperatura sta diventando una tecnologia obsoleta».
Ma ai vegetariani non basta, soprattutto se interpreti rigorosi della disciplina: banditi i formaggi realizzati con caglio animale, il pane impastato con lo strutto, le gelatine a base di colla di pesce. L´associazione Vegetariana ha recentemente stilato un disciplinare da sottoporre alle aziende per garantire l´assenza dai vari prodotti vegetariani di sostanze proibite.
Altro comandamento dei vegetariani, il biologico. Perché il fenomeno del vegetarianesimo corre parallelo a quello del «naturale»: difficile immaginare un assertore convinto della dieta priva di proteine derivate da animali morti, felice di sapere che gli ortaggi nel suo piatto sono contaminati da pesticidi, ogm, fertilizzanti. La loro presenza, del resto, è stata accertata nel sangue dei bambini appena svezzati (tracce scomparse dopo due mesi di alimentazione biologica). Ricerca avvalorata dal biochimico americano Donald Davis, scienziato dell´Università di Austin. Sua la scoperta secondo la quale almeno sei delle tredici principali sostanze nutritive contenute nella frutta e verdura più usate sulla tavola del mondo occidentale sono diminuite del 40% negli ultimi anni, colpa delle colture intensive e del conseguente uso e abuso della chimica in agricoltura.
Se ancora non vi basta, potete iscrivervi al club anglo-americano dei freeganisti, scoperto qualche giorno fa da un´intrepida cronista del quotidiano inglese Independent. La parola inglese è composta da free - libero - e vegan. Gli adepti del movimento s´incontrano la sera per fare il giro dei bidoni dell´immondizia e riutilizzare i cibi gettati via, «per opporci allo spreco vergognoso della nostra società». Ovviamente, la carne resta in fondo ai cassonetti.

LICIA GRANELLO - La Repubblica - 16 marzo 2006



 
 
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